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Cuore in miniatura stampato in 3D con tessuto umano, ma non sa ancora battere

Foto di archivio (Getty Images)
2' di lettura

Il risultato si deve ai ricercatori dell’Università di Tel Aviv, coordinati da Tal Dvir e Assaf Shapira. Il prossimo passo sarà riuscire a farlo battere facendo in modo che tutte le cellule di cui è formato siano in grado di contrarsi contemporaneamente 

La ricerca scientifica ha permesso di compiere un altro grande passo in avanti e questa volta il protagonista è il cuore, il centro e motore dell’apparato circolatorio.
Un team di ricercatori dell’Università di Tel Aviv ha raggiunto un grande traguardo riuscendo a realizzare il primo mini-cuore stampato in 3D con tessuto umano.
Nonostante gli esperti non siano ancora riusciti a farlo battere autonomamente, il risultato sarà prezioso in futuro per ambire alla creazione di organi umani su misura per ogni paziente.
Si tratta di un primo e fondamentale tassello verso la rivoluzione dei trapianti.

Un primo grande passo verso la rivoluzione dei trapianti

Il mini-cuore stampato in 3D, descritto sulla rivista scientifica Advanced Science, è stato realizzato sotto la guida di Tal Dvir e Assaf Shapira, proprio partendo da unità cellulari provenienti dal tessuto adiposo umano. Gli esperti israeliani dopo un complicato lavoro in laboratorio sono riusciti a riprogrammare le cellule iniziali tramutandole in staminali e successivamente in unità cellulari cardiache.
Si sono concentrati successivamente sui vasi sanguigni e sulla matrice di rivestimento dell’organo, realizzati anch’essi partendo dal materiale cellulare del tessuto adiposo, grazie all’utilizzo della stampante in 3D.
“È la prima volta che viene ingegnerizzato e stampato un intero cuore completo di cellule, vasi sanguigni, ventricoli e camere”, spiega Tal Dvir.

Futuri progetti e ambizioni

Finora, precedenti ricerche erano riuscite a realizzare solamente mini-cuori sprovvisti di atri, ventricoli e vasi sanguigni.
Solo quando gli esperti riusciranno a fare battere il mini-cuore, facendo in modo che tutte le sue componenti siano in grado di contrarsi contemporaneamente, e a incrementare le sue dimensioni, si potrà pensare eventualmente di sperimentare il suo trapianto su piccoli animali, come topi da laboratorio e conigli.
“Le cellule devono formare una capacità di pompaggio. Attualmente possono contrarsi, ma abbiamo bisogno che lavorino insieme”, spiega Tal Dvir, coordinatore della ricerca.
Gli esperti prevedono che dovranno trascorrere ancora alcuni anni prima di poter ambire a un simile obiettivo e almeno un decennio per “realizzare stampanti di organi umani”. 

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