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Longevità, al via l’Osservatorio sull’invecchiamento di Cmdl

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2' di lettura

Il nuovo progetto si focalizzerà sulle barriere fisiche e mentali che impediscono ad ampie fasce della popolazione che invecchia di costruire una vita indipendente 

Per la Comunità Mondiale della Longevità (Cmdl) l’inizio del 2019 coincide con l’avvio delle attività dell’Osservatorio internazionale su invecchiamento e disabilità. "Sarà un focus sulle barriere fisiche e mentali, palesi e occulte, che impediscono a sempre più ampie fasce della popolazione che invecchia di costruire una vita indipendente e svolgere in autonomia il proprio progetto di vita", spiega il dottor Roberto Pili, presidente di Cmdl. Dopo aver chiuso il 2018 con un bilancio superiore alle aspettative, nel corso del nuovo anno la Comunità si impegnerà a promuovere una corretta alimentazione, a lottare contro i fattori di rischio ambientale che favoriscono l’obesità, a diffondere una giusta cultura del benessere e dell’invecchiamento attivo.

L’importanza di una vita sana

In generale, il principale obiettivo che la Comunità Mondiale della Longevità si impegnerà a raggiungere nel corso del 2019 sarà la valorizzazione degli stili di vita sani. "Su questo fronte manterremo un forte impegno divulgativo soprattutto nei paesi a economia emergente, affinché si possa disaccoppiare il binomio benessere economico-malattie dismetaboliche, come l’obesità e il diabete, valorizzando il ruolo di una sana alimentazione", dichiara Roberto Pili.

Le attività svolte da Cmdl nel 2018

Durante il 2018 la Comunità ha ottenuto dei risultati importanti: ha svolto numerose missioni all’estero; ha firmato dei protocolli di intesa con Enti, Università e Associazioni; ha diffuso dei programmi sui progetti di educazione alla salute tramite attività di ricerca, convegni internazionali, conferenze, seminari e interventi capillari nel territorio. Ogni intervento svolto da Cmdl nel corso dell’anno, sia nei paesi industrializzati sia in quelli in via di sviluppo, si è focalizzato sull’invecchiamento attivo e sull’importanza delle variabili comportamentali e psicologiche, come lo stile di vita, l’alimentazione, l’esercizio fisico, la centralità nella propria vita, la progettualità, il senso di continuità, la resilienza e le strategie di coping. "Il nostro destino biologico e il nostro modo di invecchiare dipendono solo per un 30 per cento da fattori genetici”, spiega il dottor Pili. “Tutto il resto dipende da quanto ci muoviamo, come ci alimentiamo, in quale ambiente viviamo, come ci comportiamo, a quali stress ci sottoponiamo, che stile di vita seguiamo". 

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