Un'infiammazione cerebrale tra le cause della fibromialgia

Immagine di archivio (Getty Images)
2' di lettura

Effettuando risonanze magnetiche e Pet su soggetti colpiti dalla malattia, due gruppi di ricercatori hanno notato un’iperattività delle cellule gliali, importanti per il sistema nervoso

Un dolore diffuso, permanente e con una diagnosi particolarmente difficile. Sono questi alcuni degli aspetti più tipici che caratterizzano la fibromialgia, una malattia cronica le cui cause sono state a lungo dibattute e che viene spesso inserita tra le conseguenze fisiche del disturbo depressivo. Tuttavia, un nuovo studio internazionale ha fatto luce sulle possibili ragioni della patologia e potrebbe dunque rappresentare un importante passo avanti nello sviluppo di trattamenti. I ricercatori del Massachusetts General Hospital, supportati da un team del Karolinska Institute di Solna, in Svezia, hanno infatti evidenziato un’infiammazione cerebrale in numerosi pazienti affetti da fibromialgia.

Difficoltà di diagnosi

La diffusione della malattia, in aumento negli ultimi anni, non è coincisa con l’incremento delle conoscenze necessarie a individuare una cura, rendendo così il fenomeno problematico. La fibromialgia, che colpisce maggiormente le donne tra i 40 e i 50 anni, consiste nell’avvertire dolori in svariate parti del corpo, in molti casi accompagnati da stanchezza e insonnia. La difficoltà nell’individuare un trattamento fa sì che i pazienti si rivolgano di continuo a nuovi esperti, con crescente frustrazione che può condurre anche alla depressione. Stando però al lavoro realizzato dai team dei due istituti, alla base dello sviluppo di questa patologia cronica ci sarebbe l’infiammazione di alcune cellule del cervello.

L’infiammazione delle cellule gliali

Dopo aver effettuato risonanze magnetiche e Pet su oltre 15 pazienti malati di fibromialgia, i ricercatori hanno osservato l’iperattività, considerato indice di infiammazione, delle cellule gliali, che giocano una cruciale funzione nutritiva e di sostegno del sistema nervoso. Esaminando un secondo gruppo di 20 adulti che non presentavano la patologia, le stesse cellule sono risultate in condizioni normali. Il professore di radiologia all’Università di Harvard Marco Loggia, che ha condotto lo studio, spiega che l’infiammazione notata “porta a processi infiammatori che sensibilizzano al dolore e contribuiscono allo sviluppo di sintomi come la fatica”. Al fine della ricerca è stata fondamentale la combinazione dei dati ottenuti dai due gruppi, che come affermato da Loggia “ha fatto capire come i risultati fossero affidabili”.

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