Gli odori della nostra vita sono ricreati dalla nostra memoria

Una ricercatrice esamina il microscopio (Getty Images)
1' di lettura

La scoperta di due ricercatori apre nuove prospettive sul legame tra odori e ricordi e sulle diagnosi di Alzheimer precoce 

Perché ci ricordiamo immediatamente l’odore delle lasagne calde appena sfornate dalla nonna quando eravamo piccoli o del profumo della persona a cui abbiamo dato il primo bacio? Il motivo non è casuale, ma è dovuto a una spiegazione scientifica. Due ricercatori dell’Università di Toronto hanno scoperto un meccanismo neurobiologico sulle modalità attraverso cui gli odori che abbiamo incontrato nella nostra vita siano ricreati dalla nostra memoria. Una teoria che spiegherebbe, tra le altre cose, la ragione per cui la perdita dell’olfatto rientri tra i sintomi precoci dell’Alzheimer.

La Ricerca

Una stretta connessione tra odori e ricordi era nota, ma lo studio, pubblicato su Nature Communications, ha individuato nel Nucleo Olfattivo Anteriore (NOA), una regione del cervello ancora poco conosciuta, l’area in cui le informazioni su quando e dove abbiamo odorato qualcosa si collegano a cosa abbiamo odorato. Per approfondire la struttura e la funzione del NOA, i neuro-biologi Afif Aqrabawi e Junchul Kim hanno ideato una serie di test per comprendere le preferenze delle cavie per alcuni odori. Dall’osservazione del loro comportamento i ricercatori hanno dedotto come questi preferiscano trascorre maggior tempo ad annusare un nuovo odore rispetto a uno già noto e più familiare. “Quando perdono questa preferenza - ha spiegato Afif Aqrabawi - significa che non ricordano più l’odore anche se lo hanno annusato poco prima quindi continuano a annusare qualcosa come fosse la prima volta”.

Nuovi test per diagnosticare l'Alzheimer

Durante la loro ricerca, Aqrabawi e Kim hanno svelato un percorso neurale, precedentemente sconosciuto, tra il NOA e l’ippocampo, la parte del cervello deputata alla formazione della memoria esplicita e strettamente correlata alla sindrome d’Alzheimer. La loro scoperta ha evidenziato come sia possibile creare problemi alla memoria olfattiva interrompendo la comunicazione tra l’ippocampo e il Nucleo Olfattivo Anteriore. Mentre le cavie, a cui la connessione ippocampo-NOA veniva lasciata intatta, non andavano nei luoghi familiari per annusare aromi che era già noti, quelle con il percorso neurale disconnesso ritornavano nei luoghi in cui c’erano aromi già annusati e ci restavano di per periodi di tempo più lunghi. I ricercatori sono quindi convinti che con queste nuove informazioni sia possibile migliorare i test utilizzati per diagnosticare casi precoci di Alzheimer.

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