Trapianti, al via donazioni tra pazienti positivi all'Hiv

I trapianti in Italia nel 2017 rispetto al 2015 sono cresciuti del 20% (Foto d'archivio: Getty Images)
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Il nuovo provvedimento, ha spiegato il direttore del Centro nazionale trapianti, sarà pubblicato a giorni sulla Gazzetta Ufficiale e permetterà di "utilizzare pienamente il donatore con questa malattia così come già avviene per un donatore con epatite"

Il protocollo che permette la donazione di organi da pazienti positivi all'Hiv ad altri pazienti con il virus verrà presto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, tra "due o tre giorni". Lo ha annunciato Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt), a margine degli Stati generali della rete trapiantologica italiana a Roma. Il provvedimento, spiega Nanni Costa, ha una grande "importanza sociale perché toglie un fattore di discriminazione al soggetto Hiv" e non incide sulla "sicurezza con cui viene effettuato un trapianto".

Come per i donatori con epatite

In pratica, spiega il direttore del Centro nazionale trapianti, con il nuovo provvedimento "sarà possibile utilizzare pienamente il donatore con questa malattia così come già avviene per un donatore con epatite". Per essere idoneo alla donazione, il volontario dovrà "rispondere a determinate condizioni, ovvero deve essere un soggetto seguito e che non porta attori di rischio aggiuntivo". "È la prima volta - aggiunge Costa - che un provvedimento prende atto di come, data la capacità diagnostica e terapeutica di cui disponiamo, sia possibile utilizzare un donatore Hiv positivo per un ricevente sempre Hiv positivo, con la previsione di un successo terapeutico". 

Nel 2017 trapianti cresciuti del 20%

La nuova prassi "è praticamente già norma", ha chiarito il direttore del Centro nazionale trapianti, secondo il quale il provvedimento verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale entro "due o tre giorni". Gli Stati generali, ai quali è intervenuto Nanni Costa, sono stati l'occasione per fare un bilancio dell’attività trapiantologica nel nostro Paese. In Italia, ha spiegato il direttore del Cnt, tra il 2017 e il 2015 i trapianti sono cresciuti del 20% e c'è stato un aumento del 20-30% dei donatori a cuore fermo. Le operazioni di questo tipo vengono eseguite "in 42 ospedali: c'è stato un processo di concentrazione dovuto alla complessità", che prevede però "un meccanismo hub and spoke, tra gli ospedali della regione che devono mandare pazienti al centro trapianti" ha concluso Nanni Costa.

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