Ricerca Usa: solo un terzo bambini viene svezzato al momento giusto

Foto d'archivio (LaPresse)
3' di lettura

Secondo una ricerca americana, oltre la metà dei bambini comincerebbe a mangiare cibi solidi troppo presto, mentre il 12,9% lo fa in ritardo. I più a rischio sono i piccoli non allattati al seno

Negli Stati Uniti i genitori hanno spesso troppa fretta di svezzare i propri figli. Anche se non c'è un limite certo e stabile, gli esperti consigliano di rimandare pappe e cibi solidi almeno al quarto, se non al sesto mese. Ma non sempre avviene, almeno secondo uno studio pubblicato sul Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics.

La ricerca tra anticipi e ritardi

La ricerca, la prima compiuta su scala nazionale, afferma che il 16,3% dei bambini viene svezzato già prima dei quattro mesi. Secondo raccomandazioni ancor più caute, rientrerebbe tra i frettolosi anche quel 38,3% che nutre i figli con qualcosa che non sia latte materno tra i quattro e i cinque mesi. Sommando questi due gruppi, si arriva quindi a ben oltre la metà di genitori "frettolosi". Un terzo dei bambini inizia lo svezzamento con i tempi giusti (attorno ai sei mesi), mentre c'è un 12,9% di ritardatari, per cui si aspetta oltre i sette. Ma perché scelte così diverse? Lo studio ha indagato l'alimentazione di 1482 neonati per trovare una possibile relazione tra tempi di svezzamento e altre caratteristiche della famiglia, come età della madre o etnia di appartenenza. Alla fine è emerso solo un dato che la ricerca definsce "significativo": chi non viene allattato al seno ha maggiori probabilità di essere introdotto troppo presto a succhi e omogeneizzati.

Perché sono importanti i tempi giusti

Le conclusioni dei ricercatori, però, non sono completamente negative: affermano infatti di aver rilevato un chiaro anticipo sui tempi (entro i 4 mesi) in una percentuale di casi inferiore rispetto a quelle registrate in altri studi (che andavano dal 20 al 40%, considerando peraltro solo i cibi solidi). "Tuttavia, ci sono ancora molti bambini che vengono introdotti al cibo complementare prima di quanto raccomandato". E per questo "potrebbero necessarie strategie e linee guida per aiutare gli operatori sanitari". Anticipare lo svezzamento, spiega Chloe M. Barrera del National Center for Chronic Disease Prevention and Health Promotion di Atlanta, potrebbe far perdere al bambino alcuni nutrienti che solo il latte materno può garantire. Dall'altra parte, un ritardo eccessivo potrebbe comportare ugualmente "carenza di nutrienti, allergie e una dieta più povera".

 

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