Inchiesta mascherine, La Verità: "Arcuri indagato dalla Procura di Roma per peculato"

Lazio
©Ansa

Il 24 febbraio scorso, per l'arrivo in Italia di una parte di queste mascherine senza certificazione, c'erano stati un arresto e quattro misure interdittive. L'ex commissario straordinario per l'emergenza: "Non so nulla"

L'ex commissario straordinario per l'emergenza Covid, Domenico Arcuri - secondo quanto anticipato dal quotidiano La Verità - sarebbe stato iscritto sul registro degli indagati della Procura della Repubblica di Roma per peculato. L'accusa sarebbe contenuta nel fascicolo sulle forniture di mascherine cinesi. Il 24 febbraio scorso, per l'arrivo in Italia di una parte di queste mascherine senza certificazione, c'erano stati un arresto e quattro misure interdittive. 

Le dichiarazioni di Arcuri

Da parte sua Arcuri, difeso dall'avvocato Grazia Volo, comunica di non avere notizia di quanto riportato questa mattina dal quotidiano La Verità. Arcuri, nonché la struttura già preposta alla gestione dell'emergenza, rendono noto che "continueranno, come da inizio indagine, a collaborare con le autorità inquirenti nonché a fornire loro ogni informazione utile allo svolgimento delle indagini".

L'inchiesta sulla maxi-fornitura di mascherine

L'accusa, in base a quanto ha scritto il giornale diretto da Maurizio Belpietro, sarebbe contenuta nel fascicolo sulla maxi-fornitura del valore di 1,25 miliardi di euro per l'acquisto di centinaia di milioni di mascherine cinesi, oggetto dell'inchiesta dei pm romani che sospettano che una 'cricca' di affaristi abbia approfittato dell'emergenza sanitaria per accaparrarsi profitti ingenti ai danni del committente pubblico. Anche Antonio Fabbrocini, stretto collaboratore di Arcuri e responsabile unico per la procedura di acquisizione dei circa 800 milioni di mascherine, da tre diversi consorzi cinesi, sarebbe indagato per peculato. Il 24 febbraio scorso, per l'arrivo in Italia di una parte di questi dispositivi di protezione senza certificazione, c'è stato un arresto e quattro misure interdittive. Sia Arcuri che il suo ex 'braccio destro' attendono che il gip Paolo Taviano decida se accogliere o meno la richiesta di archiviazione della loro posizione in relazione all'accusa di corruzione precedentemente mossa, come richiesto dalla Procura di Roma. Nel frattempo è arrivata la nuova accusa.

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