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Roma, Raggi: “Vogliamo trasformare l'immobile occupato da CasaPound in case popolari”

Lazio
©Ansa

“Si deve procedere allo sgombero, ma è evidente che né il Demanio né il Miur sono interessati a questo immobile mentre noi siamo molto interessati”, ha detto la sindaca durante una diretta sui social

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"L'immobile di via Napoleone III è del Demanio, che decine di anni fa lo aveva concesso al Miur, pare che questa concessione sia terminata già nel 2003 e da allora l'immobile è occupato da persone che peraltro sono aderenti a questo gruppo di CasaPound. Si deve procedere allo sgombero, ma è evidente che né il Demanio né il Miur sono interessati a questo immobile mentre noi siamo molto interessati – ha detto la sindaca di Roma, Virginia Raggi, rispondendo ad una domanda nella diretta Facebook con i cittadini – L'idea è prenderlo in carico e trasformarlo in un edificio di case popolari – ha spiegato Raggi – Stiamo seguendo tutto con la Prefettura per poter arrivare nel più breve tempo alla fine di questa triste vicenda".

L'immobile occupato

A giugno scorso, nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Roma su odio razziale e occupazione abusiva di immobile, fu emessa un'ordinanza di sequestro preventivo del palazzo. Una struttura di 6 piani nel cuore del quartiere Esquilino che, essendo passato nella disponibilità del tribunale capitolino, è "sgomberabile". Anche se la parola finale spetterà al Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza che dovrà coordinarsi con la Procura.

Un precedente capitolo della battaglia della sindaca grillina è datato 25 luglio 2019 quando Raggi andò personalmente a notificare al movimento di estrema destra la richiesta di rimuovere la scritta "CasaPound" in marmo dalla facciata dello stabile. "Una scritta abusiva: o la tolgono o lo faremo noi in maniera coatta", le sue parole. Il Campidoglio aveva dato dieci giorni di tempo ai militanti che poi, per non vivere l'affronto dei tecnici del Comune, l'avevano rimossa in autonomia, esponendo temporaneamente uno striscione provocatorio: "Questo è il problema di Roma".