Inchiesta Antimafia a Latina, sequestrate 4 aziende: undici arresti

Lazio

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, tra le altre cose di reati in materia fiscale e tributaria, violazioni della legge fallimentare, estorsione aggravata dal metodo mafioso, intestazione fittizia di beni, falso, corruzione, riciclaggio. Coinvolto anche un colonnello dei carabinieri

Su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, la polizia di Stato di Latina ha dato esecuzione, nelle scorse ore, a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 12 persone, accusate a vario titolo di reati in materia fiscale e tributaria, violazioni della legge fallimentare, estorsione aggravata dal metodo mafioso, intestazione fittizia di beni, falso, corruzione, riciclaggio, accesso abusivo a sistema informatico, rivelazioni di segreto d’ufficio, favoreggiamento reale,  turbativa d’asta, sequestro di persona e detenzione e porto d’armi da fuoco. Quattro gli indagati finiti in carcere, sette quelli posti ai domiciliari, mentre uno è stato sottoposto alla misura del divieto di dimora nella provincia di Latina. Gli agenti, in collaborazione con le Questure di Napoli, Lucca e Caserta e con l’ausilio del Reparto Prevenzione, hanno inoltre sequestrato quattro aziende specializzate nella commercializzazione del vetro.

L’operazione “Dirty Glass”

L’inchiesta, denominata “Dirty Glass”, è iniziata nel 2017 e ha permesso di scoprire una serie rilevante di reati di matrice economica riconducibili a diversi imprenditori, che avrebbero gestito le proprie aziende realizzando profitti illeciti. Il principale indagato è L.I., con numerosi procedimenti penali a suo carico, reale amministratore di diverse aziende intestate fittiziamente a terzi allo scopo di riciclare i proventi di attività delittuose. Le indagini, portate avanti anche grazie a intercettazioni e alle testimonianze di collaboratori di giustizia, hanno svelato il sistematico utilizzo di dipendenti della pubblica amministrazione per consentire agli indagati di mandare avanti il sistema illecito. Nella rete criminale era coinvolto anche un colonnello dei carabinieri, accusato di avere fornito agli altri indagati informazioni su indagini in corso e "consigli" per rendere meno efficace l'attività di intercettazione da parte degli inquirenti. Gli inquirenti hanno inoltre definito “notevole” la capacità del gruppo di instaurare rapporti con membri della criminalità organizzata.

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