Roma, due detenuti evasi dal carcere di Rebibbia

Lazio
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L’allarme è scattato poco prima delle 12. Dalle prime informazioni, i detenuti avrebbero segato le sbarre della cella, si sarebbero calati in cortile con una corda e avrebbero scavalcato il muro di cinta. In corso le ricerche

Due detenuti sono evasi dal carcere di Rebibbia a Roma. L'allarme è scattato poco prima delle 12, mentre la fuga potrebbe essere avvenuta nella notte. Sono in corso le ricerche della polizia, in particolare nei campi nomadi, nelle stazioni e negli aeroporti.

L'evasione

Stando alle prime informazioni, i due detenuti sono Lil Ahmetovic, 46enne nato in Croazia, e Davad Zukanovic, un 40enne di Olbia. Entrambi sarebbero di origini nomadi e sarebbero in prigione per reati contro il patrimonio e la pubblica amministrazione. A quanto emerge da una prima ricostruzione della dinamica, i soggetti avrebbero segato le sbarre della cella e si sarebbero calati nel cortile "con una manichetta dell'acqua" (secondo il Sappe, ossia il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria), per poi scavalcare il muro di cinta.

Sappe: "Fuga favorita da mancanza di sentinelle"

Il Sappe ha dichiarato che due evasi da Rebibbia sono fuggiti "dopo avere scavalcato il muro di cinta, usando una manichetta dell'acqua, favoriti dal probabile mancato funzionamento del sistema anti-scavalcamento e dal fatto che non ci sono le sentinelle della Polizia Penitenziaria sul muro di cinta. Un fatto grave, che è conseguenza di una sottovalutazione degli allarmi lanciati dal Sappe negli ultimi giorni ". Il segretario Donato Capace ha affermato: "Questa evasione è la conseguenza dello smantellamento delle politiche di sicurezza dei penitenziari e delle carenze di organico della Polizia Penitenziaria, che ha 7mila agenti in meno". Ha poi ricordato che proprio pochi giorni fa il Sappe aveva richiamato l'attenzione sulle criticità della Casa di reclusione di Rebibbia, a cui si chiede di rimediare con l'assunzione di almeno 10 agenti.

La situazione del carcere di Rebibbia

Per Rebibbia - prosegue Capace - è prevista "una dotazione organica di 196 agenti, a fronte di una presenza effettiva complessiva di 150 unità (ovvero 46 poliziotti in meno con una carenza che supera il 25% del previsto). Sui 150 poliziotti in servizio, 81 hanno più di 50 anni (e quindi avrebbero diritto ad essere esonerati dai turni notturni e da servizi particolarmente gravosi), 37 sarebbero fruitori di permessi della legge 104 e circa 10 unità andranno in quiescenza durante l'anno in corso". L' endemica carenza di personale sta "pregiudicando fortemente l'ordine e la sicurezza dell'istituto.I colleghi sono costretti a turni di lavoro massacranti, ma ormai sono allo stremo delle forze. Per di più, l'istituto ospita diverse tipologie di detenuti: diversi soggetti hanno problemi di natura psichiatrica e numerosi sono collaboratori di giustizia che, evidentemente, richiedono una maggiore cautela e una più assidua sorveglianza".

Segretario generale: "L'episodio evidenzia tutta la fragilità del sistema carcerario"

"L'episodio di questa notte evidenzia tutta la fragilità del sistema carcerario". Così il segretario generale del Sappe, Aldo Di Giacomo. Che ha aggiunto: "Abbiamo bisogno che si presti la giusta attenzione al sistema carcerario italiano che fa acqua da tutte le parti. Lo Stato deve riprendere il controllo delle carceri, che al momento sono senza dubbio sotto il controllo dei delinquenti e delle organizzazioni criminali".

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