Traffico di rifiuti, 27 arresti tra Roma e Latina

Lazio
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Sono 14 le persone in carcere e 13 ai domiciliari per traffico illecito di rifiuti, riciclaggio e autoriciclaggio. Impiegati nelle operazioni circa 200 uomini

Sono stati 27 gli arresti tra Roma e Latina per traffico illecito di rifiuti. I carabinieri e la guardia di finanza hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare e sequestro preventivo, emessa dal gip di Roma, Nicolò Marino, su richiesta della locale Dda, nei confronti de 27 persone (14 in carcere e 13 ai domiciliari) per traffico illecito di rifiuti, riciclaggio e autoriciclaggio. Impiegati nelle operazioni circa 200 uomini. 

Le accuse

Il sistema di traffico illecito di rifiuti faceva capo al Centro Rottami Srl di Cisterna di Latina. A capo della struttura, posta sotto sequestro, c'era l'imprenditore L. D. P., accusato di autoriciclaggio e reati ambientali. Nel Centro Rottami finivano anche gli scarti dei roghi tossici dei campi rom delle province di Roma e Latina. La struttura, in violazione della normativa in materia ambientale, riceveva e gestiva illecitamente ingenti quantitativi di rifiuti speciali e urbani, pericolosi e non pericolosi provenienti da privati, società e imprese individuali prive di iscrizione all'albo nazionale dei gestori, raccolti e trasportati in violazione della normativa dello smaltimento dei rifiuti. Al fine di dare una parvenza di legalità i materiali oggetto di illecito venivano falsamente dichiarati rottami, tecnicamente "non rifiuto", trattandosi invece a tutti gli effetti di rifiuti urbani. L'attività svolta dalla Genovi, società che gestiva il centro, ha portato ad uno sviluppo enorme del giro affari balzato in poco tempo fino a 25 milioni di euro all'anno. Oltre alle misure cautelari il gip di Roma ha disposto anche il sequestro di automezzi, conti correnti per un valore equivalente di circa 17 milioni di euro, nonché di 23 autocarri utilizzati per la raccolta e il trasporto dei rifiuti dell'azienda di Cisterna.

Il gip di Roma: "Enormi costi per la collettività"

"Vi sono enormi costi, non solo sociali ed ambientali, posti a carico della collettività dovuti al fatto che l'illecita irregolare ripulitura dei rifiuti genera danni per l'ambiente e la salute pubblica, si pensi ai roghi tossici nei campi rom con conseguente immissioni nell'ambiente di sostanze tossiche come le diossine, ma anche costi per bonificare le aree e rimuovere i rifiuti". È quanto scrive il gip di Nicolò Marino nell'ordinanza: "A questo si deve aggiungere anche un danno all'economia poiché il modello di gestione dell'azienda studiato da Leopoldo Del Prete costituisce un illecita concorrenza a fronte di aziende che in maniera regolare gestiscono i rifiuti con i relativi costi che, contrariamente a quanto fa Del Prete, non vengono scaricati sulla collettività". Per il giudice siamo in presenza di "gravissimi danni prodotti all'ambiente e alla salute pubblica".

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