Rifiuti, inchiesta dei pm di Roma su Ama per falso in bilancio

Lazio

Nella sede della municipalizzata e in due istituti di credito i finanzieri hanno acquisito dei documenti su mandato della Procura della Capitale. L'inchiesta riguarda una somma di 250 milioni di euro che l'Ama ha messo a bilancio per le annualità 2015 e 2016

La Guardia di Finanza ha effettuato a Roma una serie di acquisizioni documentali presso la sede di Ama, società municipalizzata che si occupa della raccolta rifiuti, e in due istituti di credito. L'operazione, eseguita su mandato della Procura di Roma, si inserisce nell'ambito di un'indagine in cui si ipotizza il reato di falso in bilancio. Il procedimento, coordinato dai procuratori aggiunti Paolo Ielo e Rodolfo Sabelli, riguarda una somma di 250 milioni di euro derivanti dalla Tari che Ama riscuote per conto del Comune della Capitale (con l'obbligo di girarlo nelle casse comunali) e che ha messo a bilancio per le annualità 2015 e 2016.

Le accuse

Secondo gli inquirenti, la cifra contestata sarebbe la somma derivata dall'acquisizione dell'imposta Tari sull'immondizia che la municipalizzata dei rifiuti riscuote per conto del Comune di Roma. Nel bilancio questa cifra non sarebbe stata indicata separatamente e sarebbe stata utilizzata da Ama per pagare i propri creditori, cioè le banche e rafforzare la propria posizione di liquidità.

Indagato l'ex presidente del Cda

Iscritte nel registro degli indagati ci sono quattro persone, tra cui l'ex presidente del Cda, in carica dal 2014 al 2016. Nei suoi confronti, pm constano il reato di false comunicazioni sociali. Secondo l'accusa, lui e altri due consiglieri, dal 27 gennaio 2014 al 4 agosto 2016, "sono accusati di aver messo - e' detto nel decreto di sequestro - nel bilancio relativo al 2015, al fine di conseguire un ingiusto profitto, l'importo di 140,5 milioni di euro quale finanza propria della società, senza separare la quota della Tari che l'azienda riscuote per conto del Comune. Per la parte restante della cifra contestata dalla procura, è indagato anche l'amministratore unico tra il 2016 e il 2017: con lo stesso sistema, avrebbe messo a bilancio 118 milioni di euro". Nel decreto si afferma inoltre che dai "bilanci di Ama tra il 2013 e il 2016 emerge un quadro aziendale caratterizzato da una totale 'confusione' fra il patrimonio proprio e il patrimonio di pertinenza del Campidoglio, gestito dalla municipalizzata attraverso il servizio di accertamento e riscossione dei tributi Tares prima e Tari poi". 

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