Scandalo Cms, i legali di Palamara: "Sono cadute le accuse più gravi"

Lazio

Il pm romano, che è stato anche consigliere del Csm e presidente dell'Anm, l'estate scorsa era finito al centro di un'inchiesta per corruzione compiuta dalla procura di Perugia

"Le più gravi forme di corruzione originariamente ipotizzate sono escluse". Lo sostengono i legali di del pm romano Luca Palamara, finito al centro di un'inchiesta per corruzione compiuta dalla procura di Perugia. "Abbiamo ricevuto la notifica del provvedimento di conclusione delle indagini preliminari - affermano gli avvocati Roberto Rampioni e Mariano e Benedetto Buratti -. Questa difesa con soddisfazione apprende che Palamara non è più accusato di aver ricevuto somme di 40.000 euro per nominare Longo come Procuratore di Gela o per danneggiare Bisogni nell'ambito del procedimento disciplinare che lo vedeva coinvolto".

Le parole dei legali di Palamara

I legali di Palamara, che è stato anche consigliere del Csm (poi sospeso) e presidente dell'Anm, si dicono certi del fatto che, in relazione alle ulteriori ipotesi di reato ancora contestate al pm, verranno portati "all'attenzione degli organi inquirenti ulteriori e decisivi elementi per dimostrare da un lato l'insussistenza di accettazione di qualsiasi forma di utilità, dall'altro l'assenza di qualsiasi forma di istigazione per conoscere notizie già ampiamente note in quanto riportate dai principali quotidiani nazionali". Una "certezza" ulteriormente avvalorata "dall'esistenza di insanabili contraddizioni emerse in ambito investigativo, atteso che alla base del calcolo delle utilità asseritamente ricevute da Palamara sono state computate somme indicate in fatture palesemente false".

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