Viterbo, busta esplosiva indirizzata a ex militante CasaPound

Lazio

Il pacco, intercettato al centro di smistamento di Ronciglione, doveva arrivare a Francesco Chiricozzi, condannato in primo grado a 3 anni per stupro. Sul plico c’era il nome dell’avvocato difensore di Riccardo Licci, l’altro soggetto coinvolto nel procedimento penale 

Una busta esplosiva è stata intercettata nei giorni scorsi nel centro di smistamento di Ronciglione (in provincia di Viterbo). Il plico era destinato a Francesco Chiricozzi, ex militante di Casapound e condannato in primo grado a 3 anni per stupro. In base a quanto si apprende, sul pacco c'era il nome dell'avvocato difensore di Riccardo Licci, l'altra persona coinvolta nello stesso procedimento penale e condannata a 2 anni e 10 mesi per la violenza sessuale avvenuta in un pub del capoluogo laziale.

La violenza sessuale 

Dal 13 settembre del 2019 i due soggetti condannati si trovavano agli arresti domiciliari, con tanto di braccialetto elettronico. In base alla ricostruzione contenuta nell’ordinanza firmata dal gip, la vittima "intorno alle 23 dell’11 aprile 2019, dopo aver consumato una birra al bancone, si era seduta al tavolo per ordinare una pizza intrattenendosi a conversare con i due ragazzi, che nel prosieguo l'avevano invitata a seguirli per continuare a bere gratuitamente in un altro pub di loro proprietà". L’accusa rivolta ai militanti dell’associazione politica di estrema destra era di aver fatto ubriacare la donna di 36 anni, di averla picchiata fino a farle perdere i sensi e di averla violentata per ore (prima uno, poi l'altro) riprendendo la scena con i telefonini. Agli atti dell'inchiesta ci sono tre video e quattro foto. Gli investigatori, nel corso delle indagini, avevano dichiarato: "Le immagini sono agghiaccianti. Una violenza continua e ripetuta". Il posto dove si è consumato lo stupro era un locale di Viterbo chiamato 'Old Manners Tavern', registrato come associazione sportiva, ma in realtà considerato uno dei luoghi di ritrovo di CasaPound, di cui Chiricozzi e Licci avevano le chiavi. All'alba del giorno dopo, i due avevano lasciato la 36enne sotto la sua abitazione, minacciandola di non parlare, e poi erano tornati a dormire come se nulla fosse accaduto.

Le indagini sui plichi esplosivi

Secondo gli inquirenti il destinatario del plico, del tutto identico a quelli inviati a Roma e in provincia di Rieti, avvalora la pista anarchica. L'attività di indagine di Ros e Digos, coordinati dai pm di piazzale Clodio, ha accertato che tra tutte le persone a cui la busta gialla formato A4 è stata spedita non c'è alcun tipo di rapporto sia dal punto di vista professionale che personale. Il minimo comune denominatore di questa iniziativa, che chi indaga definisce "dimostrativa" ma non per questo non pericolosa, è il tipo di fabbricazione utilizzata per plichi. In tutte le buste era presente una scatoletta di legno con all'interno il congegno di innesco e l'esplosivo. Una quantità tale atta ad offendere ma non ad uccidere.

I precedenti

Tra i destinatari anche un avvocato che in passato ha difeso l'ex gerarca nazista Erich Priebke e un uomo di 54 anni che lavora come portiere in un condominio in zona Ponte Milvio, a Roma. La sera del primo marzo, invece, un plico era esploso al Centro di smistamento di Fiumicino ferendo una impiegata. Secondo la ricostruzione degli inquirenti il gruppo eversivo avrebbe preso di mira una ex dipendete dell'Ateneo di Tor Vergata in relazione ad un accordo siglato nell'ottobre scorso con l'Aeronautica Militare. Dietro il ferimento di una donna di 68 anni, esperta in biotecnologie, che lavorava presso l'università cattolica del Sacro Cuore-Gemelli, ci sarebbe, secondo gli inquirenti, l'intesa di cooperazione siglata nel dicembre del 2017 con una struttura della Nato: il Corpo d'armata di reazione rapida in Italia (Nrdc-Ita). 

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