Cerciello Rega, a rischio processo carabinieri che bendarono americano

Lazio

Chiuse le indagini anche nei confronti dell’ex comandante che attestò falsamente come la notte dell'omicidio il collega di pattuglia Andrea Varriale gli avesse consegnato la pistola di ordinanza 

Rischiano il processo l'ex comandante dei carabinieri della stazione di Roma-piazza Farnese e due carabinieri in servizio, nella caserma di via in Selci, all’epoca dell’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega (CHI ERA - FOTO) avvenuto a Roma il 27 luglio scorso. La Procura di Roma ha infatti chiuso le indagini, atto che precede la richiesta di rinvio a giudizio, nei loro confronti.

Le accuse

I due carabinieri sono accusati, a seconda delle posizioni, di aver bendato l'americano Gabriel Christian Natale Hjorth, accusato di omicidio, mentre era in stato di fermo in una caserma di via in Selci, e di avergli scattato una foto, poi diffusa. In particolare i pm di piazzale Clodio, coordinati dal procuratore Michele Prestipino e dall'aggiunto Nunzia D'Elia, contestano al carabiniere Fabio Manganaro l'accusa di "misura di rigore non consentita dalla legge" per avere bendato il giovane californiano, mentre al collega Silvio Pellegrini il reato abuso d'ufficio e pubblicazione di immagine di persona privata della libertà per avere scattato la foto, poi diffusa.
E anche la Procura militare ha chiuso le sue indagini relative al vicebrigabiere Silvio Pellegrini, che già risultava indagato per il reato di "divulgazione di notizie segrete o riservate". I magistrati della Procura di Roma, coordinati dal procuratore Michele Prestipino e dall'aggiunto Nunzia D'Elia, hanno notificato l'atto di chiusura delle indagini, che precede la richiesta di rinvio a giudizio, anche nei confronti dell'ex comandante della stazione di piazza Farnese, il luogotenente Sandro Ottaviani. Nei suoi confronti l'accusa è di falso per avere attestato nella informativa di servizio del 29 luglio che la notte il collega di pattuglia Andrea Varriale gli aveva consegnato la pistola di ordinanza al pronto soccorso dell'ospedale Santo Spirito.

La foto

L'immagine di Gabriel Christian Hjort, bendato e con il capo chino in una stanza della caserma di via in Selci, venne diffusa "su almeno due chat Whatsapp, delle quali una dal titolo 'Reduci ex Secondigliano' con 18 partecipanti, dalla quale veniva poi ulteriormente diffusa da terzi ad altri soggetti e chat" arrecando al giovane statunitense "un danno ingiusto". È quanto scrivono i pm di Roma nell'atto di chiusura delle indagini nei confronti del carabiniere Silvio Pellegrini. L'indagato inoltre, dando "specifiche indicazioni sui primi risultati investigativi ottenuti (circa ad esempio il fatto che i ragazzi erano in cerca di cocaina) violando quindi i doveri inerenti alle funzioni o al servizio o comunque abusando delle sua qualità, rivelava a terzi notizie che dovevano rimanere segrete (tale essendo quella relativa alla individuazione di sospettati nel corso delle indagini di polizia giudiziaria) e comunque agevolava la conoscenza".

Le parole dell'avvocato di Pellegrini

"Siamo pronti ad andare al processo serenamente, nella ferma e ribadita convinzione che nessuno dei carabinieri presenti in quella stanza abbia alcunché da rimproverarsi", ha spiegato all'ANSA l'avvocato Andrea Falcetta, difensore di Pellegrini. Secondo Falcetta nessun addebito può essere mosso ai due carabinieri e in particolare al suo assistito il quale, afferma il legale, "ha unicamente condiviso la foto del ragazzo arrestato in una chat di colleghi operativi. Una chat nella quale, per tutte le lunghissime ore immediatamente precedenti all'individuazione e all'arresto dei due imputati, si erano condivisi files audio per confrontare le telefonate di cui si poteva disporre onde meglio identificare la nazionalità dei ricercati, nonché foto e nominativi di personaggi in qualche modo contigui al mondo dello spaccio di stupefacenti da cui attingere informazioni".  

Indagini chiuse per ex comandante

Rischia il processo invece l'ex comandante dei carabinieri della stazione di Roma-piazza Farnese, Sandro Ottaviani, perché attestò falsamente che la notte dell'omicidio il collega di pattuglia Andrea Varriale gli aveva consegnato la pistola di ordinanza al pronto soccorso dell'ospedale Santo Spirito. La Procura di Roma ha chiuso questo filone di indagine, atto che precede la richiesta di rinvio a giudizio, contestando al luogotenente il reato di falso. Ottaviani in una nota di servizio, citata in una informativa finita agi atti del Riesame, aveva affermato che "presso l'ospedale Santo Spirito il carabiniere Varriale consegnava la propria pistola d'ordinanza al comandante della stazione Roma piazza Farnese". "Fatto non corrispondente al vero", scrivono i pm nell'avviso di conclusione delle indagini.

Il processo ai due studenti

Nel filone principale la Procura, il 14 novembre scorso, ha chiesto ed ottenuto il giudizio immediato per i due studenti americani che hanno aggredito Cerciello Rega e il suo collega Varriale in via Pietro Cossa, nel quartiere Prati, dove si erano recati per recuperare uno zaino che era stato sottratto alcune ore prima a Trastevere all'intermediario dei pusher Sergio Brugiadelli. Nei confronti dei due imputati, che si trovano nel carcere di Regina Coeli, sono contestati i reati di concorso in omicidio, tentata estorsione, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Il processo è stato fissato al prossimo 26 febbraio davanti alla prima corte d'assise.

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