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Cucchi, difesa di Tedesco: "Lui parte debole di ingranaggio potente"

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3' di lettura

Così l'avvocato Eugenio Pini: "Francesco Tedesco ha percorso un sentiero solitario; poi c'è stata la sua vittoria, una vittoria umana. Oggetto di questo processo è accertare se ha o meno concorso nell'omicidio di Stefano Cucchi"

"In questa vicenda Francesco Tedesco ha rappresentato inconsapevolmente la più piccola e debole rondella di un ingranaggio smisurato e potente che per una volta ha ruotato in controfase. Lui ha cercato di fermare questo meccanismo, ma ne è stato inesorabilmente travolto, investito", sono le parole dell'avvocato Eugenio Pini, difensore di Francesco Tedesco, l'imputato-accusatore che con le sue dichiarazioni ha fatto luce sul pestaggio che secondo l'accusa portò alla morte Stefano Cucchi, il geometra romano arrestato per droga nell'ottobre 2009 e poi morto in ospedale una settimana dopo.

Chiesta l'assoluzione

Nel processo in questione sono imputati cinque carabinieri, tre dei quali - compreso Tedesco - accusati di omicidio preterintenzionale. A differenza degli altri militari coinvolti, per Tedesco il pm ha chiesto l'assoluzione per questo specifico capo d'imputazione mentre per Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro sono stati chiesti 18 anni di reclusione. "Tedesco ha dato una prova di resilienza - ha aggiunto l'avvocato -. "Purtroppo dopo questa vicenda temo perderà il posto di lavoro e la divisa, ritengo che abbia almeno diritto alla vita. Lui non ha partecipato all'aggressione, c'è una carenza assoluta di adesione al reato. Per questo chiedo l'assoluzione dal reato di omicidio preterintenzionale per non aver commesso il fatto".

Le parole dell'avvocato

Il legale di Tedesco ha spiegato che "Francesco Tedesco ha percorso un sentiero solitario; poi c'è stata la sua vittoria, una vittoria umana. Oggetto di questo processo è accertare se ha o meno concorso nell'omicidio di Stefano Cucchi, non misurare la tempestività o la puntualità delle sue dichiarazioni. Anche perché noi dobbiamo pensare in termini di relatività agli anni di silenzio; sia in termini soggettivi, domandandoci cosa avremmo fatto noi o meglio cosa avremmo potuto fare noi, sia in termini oggettivi". Poi ancora: "C'è qualcuno in questa aula che possa con certezza affermare che il pacchetto conoscitivo di cui disponeva Tedesco, se svelato anche un giorno prima, sarebbe restato integro e fruibile e non sarebbe stato sminato e combattuto fino a farlo disperdere?".
"Stefano Cucchi lascia per strada una serie d'informazioni favorevoli a Francesco Tedesco. È lui a dire che Tedesco ha urlato e l'ha salvato", ha affermato Pini. "Tedesco ha liberato Cucchi dalla morsa dei due militari che nella caserma Casilina lo stavano pestando. E lo ha fatto, prima richiamando verbalmente il collega Alessio Di Bernardo e poi stoppando materialmente Raffaele D'Alessandro. Dopo averlo difeso, Tedesco ha soccorso e protetto il ragazzo, salvo poi, una volta lasciata la caserma, avvertire il comandante di quanto accaduto poco prima".

La difesa di Mandolini

"Questo processo non è finalizzato a stabilire se Cucchi abbia avuto percosse, ma se in ragione di quelle percosse Cucchi sia morto. E ci sono almeno una ventina di medici le cui perizie hanno parlato di morte improvvisa e accidentale non riconducibile a traumatismo pacificamente subito da Cucchi in occasione del suo arresto", ha detto nella sua arringa l'avvocato Giosué Bruno Naso, legale di Roberto Mandolini, carabiniere imputato per falso e calunnia. "Massimo rispetto per la morte di Stefano - ha sottolineato Naso -, ma non significa che questa persona sia morta per le percosse, perché per affermarlo ci vogliono prove. Ma se c'è il dubbio che questa relazione causale si possa affermare, bisogna laicamente dire che non siamo in presenza di un omicidio, seppur preterintenzionale". Per l'avvocato Naso "'è un'affermazione di fede rispetto al fatto che Cucchi sia stato ucciso. Ma non credo possano sbagliarsi 20 periti, dal Nord al Sud Italia. Non è possibile che tutti questi professionisti e medici, che non si conoscono e non hanno interessi in comune, inevitabilmente sbaglino. Che non sappiano ricondurre le cause riconducibili ad un eventuale evento letale".

L'attacco a Tedesco

"Quella di Francesco Tedesco è una strategia interessata. Voi siete convinti che se gli agenti penitenziari fossero stati condannati nel primo processo e i problemi dei carabinieri neutralizzati, Tedesco avrebbe fatto quello che ha fatto?", ha poi chiesto Naso. "La scena di violenza descritta da Tedesco - ha aggiunto Naso - è fatta di uno schiaffo, un calcio, una spinta e un calcio quando era in terra. La descrizione delle lesività indicate in sede autoptica e valorizzate dai medici è: non c'è relazione causale tra questa lesività e la morte intervenuta dopo sei giorni di ricovero al Pertini".

Quanto accaduto "purtroppo avviene molte più volte di quanto si immagini”

Sullo specifico delle contestazioni a Mandolini, sul falso "il verbale di arresto - ha detto il penalista - indica in maniera specifica le ragioni per le quali lui fu privato della libertà personale; che poi sia indicato come nato in Albania così come i precedenti verbali, maledetti pc! Se si commette un falso, questo deve avere una finalità; altrimenti perché lo si fa?". Quanto accaduto a Cucchi "purtroppo avviene molte più volte di quanto voi possiate immaginarlo, ma per alcuni ci si accontenta quando dice 'sono caduto dalle scale'. I calci ricevuti da Cucchi purtroppo sono molto più frequenti di quello che voi potete immaginare; solo per lui c'è stato questo interessamento mediatico e ci si vuole lavare la coscienza". Quanto alla calunnia poi, "si contesta incredibilmente a Mandolini e Tedesco le stesse condotte materiali del delitto di falso. Mandolini ha già pagato un prezzo altissimo. Noi di fronte alla morte di un ragazzo fatichiamo a trovare una ragione. Ma questo non significa accettare una verità precostituita e cioè che Cucchi sia stato ammazzato. Stefano Cucchi è morto; perché non ci si acquieta sulle conclusioni dei medici che dicono che quella è stata una morte improvvisa?". Alla fine, l'avvocato Naso, nel chiedere l'assoluzione di Roberto Mandolini "perché i fatti non sussistono o in subordine per non averli commessi", si è rivolto ai giudici: "Il pm vi ha chiesto una sentenza giusta, ma la giustizia è un concetto soggettivo. Nelle aule di giustizia non si perseguono sentenze giuste, ma sentenze legittime".

“Processo stalinista”

"Mi auguro che questo sia l'ultimo processo dell'era Pignatone. Negli ultimi anni abbiamo assistito a indagini con grande richiamo mediatico, indagini ossessive in qualche caso anche in maniera intimidatoria e abuso dell'intercettazione telefonica. Questo processo ha assunto toni parossistici. I processi stalinisti - ha proseguito Naso - si caratterizzarono così: partivano dal pregiudizio, che il più delle volte cominciava dalla personalità dell'imputato per arrivare ad affermarne la responsabilità. In questo processo non si è fatto molto di diverso. Non dico che anche questo sia un processetto - ha aggiunto Naso alludendo alla recente sentenza sull'inchiesta inizialmente indicata come 'Mafia Capitale' - altrimenti sarei anche qui esposto al pubblico ludibrio per cinque anni. Massimo rispetto per la vicenda della morte di Stefano Cucchi".  

Data ultima modifica 29 ottobre 2019 ore 14:03

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