Bufera procure: indagato il pm Fava: "Ha aiutato Palamara"

Lazio

I reati contestati sono favoreggiamento e rivelazione del segreto di ufficio in concorso. Avrebbe rivelato a Palamara notizie sulle indagini a suo carico

Favoreggiamento e rivelazione del segreto di ufficio in concorso. Sono questi i reati contestati al pm di Roma, Stefano Rocco Fava, nell'ambito dell'indagine della Procura di Perugia che vede indagato per corruzione anche il suo collega Luca Palamara e il consigliere del Csm, Luigi Spina. Nell'avviso di garanzia, i pm di Perugia contestano a Fava di aver rivelato a Palamara notizie sulle indagini a suo carico e di averlo aiutato a eluderle fornendo atti e documenti.

L'avviso di garanzia

L'indagato "violando i doveri inerenti la sua funzione e abusando della sua qualità, comunicando con Palamara e rispondendo alle sue plurime e incalzanti sollecitazioni, gli rivelava come gli inquirenti fossero giunti a lui, specificandogli che gli accertamenti erano partiti 'dalle carte di credito' dell'imprenditore Fabrizio Centofanti e si erano estesi alle verifiche dei pernottamenti negli alberghi, rivelandogli altresì alcuni retroscena delle indagini". Quanto al favoreggiamento, l'ipotesi di reato è legata al fatto che Fava "nella medesima conversazione" con Palamara "consegnandogli alcuni atti e documenti allo stato non identificati, e alcuni atti già allegati all'esposto inoltrato al CSM, asseritamente comprovanti i comportamenti non consoni del Procuratore di Roma e di un procuratore aggiunto, anche in relazione alla conduzione e gestione" di un'indagine del 2016 ("dal quale erano scaturite le investigazioni a carico del medesimo Palamara") "in relazione a profili di mancata astensione dei predetti procuratori (circostanze allo Stato smentite dalla documentazione sin qui acquisita presso la procura della Repubblica di Roma), aiutava Palamara ad eludere le investigazioni a suo carico".

L'intercettazione

"Siccome un angelo custode ce l'ho io...sei spuntato te, m'è spuntato Stefano che è il mio amico storico". È quanto afferma Palamara in una intercettazione citata nel decreto di perquisizione emesso dalla Procura di Perugia nei confronti del pm. Si tratta di una comunicazione avvenuta il 16 maggio scorso con il consigliere del Csm Luigi Spina parlando del collega Fava, entrambi indagati a Perugia. Secondo i magistrati Fava avrebbe reso edotto Palamara dell'esposto contro Pignatone e Ielo inviato al Csm. Per la Procura di Perugia "Fava, nell'intendimento di Palamara, sarà suo strumento per screditare il procuratore aggiunto" Paolo Ielo "che ha disposto, all'epoca, la trasmissione degli atti a Perugia".

Le accuse nei confronti di Spina

Sono due le ipotesi di reato per il consigliere del Csm Luigi Spina indagato dalla procura di Perugia: rivelazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento personale. Le accuse nei suoi confronti si riferirebbero all'indagine per corruzione nei confronti di Palamara, di cui la procura di Perugia aveva inviato un'informativa una settimana fa al Csm. Gli atti erano stati trasmessi dal Comitato di presidenza alla Prima Commissione, competente su tutti gli esposti che riguardano i magistrati e Spina ne è uno dei componenti. Spina e Palamara sono entrambi esponenti di Unicost, la corrente di centro delle toghe.

"Rivelò gli sviluppi dell'indagine di Perugia a Palamara"

Spina, indagato per rivelazione del segreto d'ufficio, secondo i magistrati avrebbe rivelato a Palamara gli sviluppi dell'indagine a suo carico dell'autorità giudiziaria umbra: "Quale consigliere del Csm in seno alla I commissione, essendo pervenuta al Consiglio una comunicazione di avvenuta iscrizione nel registro degli indagati nei confronti di Palamara, proveniente dal procura di Perugia, comunicazione inoltrata al comitato di presidenza della I e V commissione in forma secretata" ha comunicato "con Palamara violando i doveri inerenti la sua funzione". Il consigliere, inoltre, "abusando della sua qualità rilevava al predetto non solo il pervenimento dell'atto ma, rispondendo alle reiterate ed incalzanti sollecitazioni del Palamara, gli rivelava a grandi linee i contenuti della nota, i nominativi degli altri soggetti coinvolti (familiari e conoscenti che avevano preso parte a dei viaggi oggetto dell'accertamento medesimo) i nomi dei sostituti procuratori a cui quella nota era diretta, la polizia giudiziaria che l'aveva redatta, i particolari emergenti da alcune intercettazioni citate, nonché il titolo di reato a suo carico è anche l'epoca dell'iscrizione".

La nota dell'Anm

L'Associazione Nazionale Magistrati "confida che il percorso decisionale che porterà il Csm alla nomina di ogni dirigente degli uffici giudiziari, avvenga esclusivamente nell'ambito del confronto dialettico tra i componenti, togati e laici, che in base alle norme costituzionali lo compongono e che non sia in alcun modo influenzato da alcun altro fattore, esterno o interno alla magistratura". Lo sottolinea la giunta dell'Anm in una nota.

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