Roma, clan Cordaro: otto condanne e tre assoluzioni

Lazio

Il processo riguarda le accuse più pesanti mosse ai presunti membri del gruppo criminale: un omicidio, tre tentati omicidi, lesioni personali, danneggiamenti, tentate violenze private ed estorsione 

Dopo oltre dodici ore di camera di consiglio, la Corte d'assise di Roma ha emesso la sentenza per la maxi inchiesta che nel 2016 ha portato gli investigatori a smantellare quello che è stato definito come il 'clan Cordaro'. Sono otto le condanne emesse e tre le assoluzioni. Caduta l'accusa di omicidio, gli imputati, per questo capo di imputazione, sono stati prosciolti con formula piena “per non aver commesso il fatto”. Le accuse di tentato omicidio, invece, sono state riqualificate in lesioni personali.

Le indagini

Una complessa e ampia indagine quella che ha portato al processo di primo grado che si è concluso nella tarda serata di martedì 28 maggio. Sono stati 37 gli arresti effettuati nel 2016 dai quali è nato il procedimento giudiziario che ha portato a celebrare diversi processi. Quello che si è concluso martedì riguarda le accuse più pesanti mosse ai presunti membri del clan Cordaro: un omicidio, tre tentati omicidi, una serie di lesioni personali, danneggiamenti, tentate violenze private e un'estorsione.

La sentenza

I giudici hanno condannato Silvio Lumicisi a 4 anni di reclusione, Mirko Allocca a 2 anni e un mese, Salvatore Cordaro a 2 anni, Roberto Cordaro a 3 anni, Emilia Cordaro a un anno, Marco Vellucci a 4 anni, Giuseppe Cordaro a 4 anni e Mauro Rosalba a 3 anni e 6 mesi. Assolti invece Valentino Iuliano, Antonello Petrini e Marjorie Tondo. I reati per i quali sono giunte le condanne vanno dalla ricettazione alla detenzione di armi, dalle lesioni personali aggravate ai danneggiamenti, dalle percosse alle estorsioni. Solo ad alcuni è stata riconosciuta la specifica aggravante connessa all'attività mafiosa.

La accuse della procura

L'articolata attività investigativa compiuta ha portato a raccogliere numerosi elementi che, secondo l'accusa, proverebbero l'esistenza di un sodalizio criminoso riconducibile alla famiglia Cordaro, con centro operativo nel quartiere romano di Tor Bella Monaca e impegnato in un crescendo di attività criminali. Tra questi ultimi, il dibattimento si è interessato del ferimento di Simone Bonti e Giordano Fabi, secondo la procura, colpiti erroneamente nel marzo 2013 per vendicare un'aggressione a Giuseppe Cordaro, dell'omicidio di Salvatore D'Agostino, commesso nel novembre 2015 nel quartiere Giardinetti, secondo i Pm il movente sarebbe un'aggressione subita in carcere da Iuliano per mano della vittima. E ancora il pestaggio e accoltellamento di Piero Trapasso (luglio 2014); la ritorsione contro la famiglia Fozzi (dicembre 2014); il pestaggio e l'estorsione ad Alessio Campanella (maggio 2015); la gambizzazione di Giancarlo Tei (maggio 2015). Poi, un traffico di stupefacenti, ritrovamento di armi, riciclaggio di denaro (anche per l'acquisizione di una squadra di calcio e di numerosi locali).

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