Roma, omicidio Desirée: resta in carcere ghanese arrestato a Foggia

Lazio
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Questa è la decisione del Tribunale del Riesame di Roma, che ha respinto l'istanza presentata dai suoi difensori. L'uomo era stato fermato il 26 ottobre scorso in una baracca del ghetto di Borgo Mezzanone, nel Foggiano

Dovrà restare in carcere Yusif Salia, il ghanese 32enne arrestato a Foggia con l'accusa di aver preso parte all'omicidio e alla violenza sessuale di Desirée Mariottini nella notte tra il 18 e il 19 ottobre. Questa è la decisione del Tribunale del Riesame di Roma, che ha respinto l'istanza presentata dai suoi difensori. L'uomo era stato fermato il 26 ottobre scorso in una baracca del ghetto di Borgo Mezzanone, nel Foggiano.

Al momento del fermo, Salia era stato trovato in possesso di 11 chili di marijuana, circa 200 grammi di hashish e di metadone. Il 26 novembre scorso il Tribunale del Riesame di Bari aveva respinto la richiesta di scarcerazione ribadendo il carcere per la sola accusa di detenzione ai fini di spaccio della sostanza stupefacente.

Cade accusa di omicidio per nigeriano

Violentò Desirée ma non le cedette la droga che ne causò la morte. Così si legge nelle motivazioni del provvedimento con cui i giudici del Riesame di Roma hanno fatto cadere l’accusa di omicidio per Alinno Chima, detto Sisco, il nigeriano di 47 anni coinvolto nell'indagine sulla morte della 16enne trovata senza vita in uno stabile abbandonato a Roma, la notte tra il 18 e il 19 ottobre scorso. I giudici della Libertà hanno però ribadito il carcere per l’indagato, alla luce del pericolo di fuga e reiterazione del reato. L'accusa di omicidio è caduta anche per Brian Minthe, mentre è stata ribadita per Mamadou Ghara e per Yussef Salia.

Ipotesi di omissione di soccorso

Nel provvedimento di undici pagine, i giudici del Tribunale del Riesame , affermano che molti testimoni oculari "descrivono una scena nella quale 'Sisco' si rifiuta di dare stupefacenti alla ragazza, che insistentemente lo richiede. Il quadro indiziario è quindi certamente carente per quanto riguarda la cessione di stupefacente con la conseguenza che non possono dirsi acquisiti gravi indizi di colpevolezza neanche per quello che riguarda il delitto di omicidio volontario. La morte, infatti, non può essere ritenuta in alcun modo conseguenza di un'azione volontaria dell'indagato". E ancora: "Una volta esclusa la sussistenza di un grave quadro indiziario per quel che concerne la cessione, come fa il gip per Alinno (e per Minthe) - scrivono i giudici- non è possibile ipotizzare il concorso nell'omicidio volontario mentre sembra che non possa essere messo in dubbio che ricorra, salvo verificare chi ne debba rispondere, l'ipotesi di omissione di soccorso aggravata dalla morte".

L’accusa di violenza sessuale

Per quanto riguarda l'accusa di violenza sessuale non di gruppo, il Riesame scrive che "la ricostruzione della dinamica degli eventi relativi" allo stupro "subito dalla vittima colloca infatti l'intervento di Sisco come soggetto che per ultimo entrò nel container per stuprare la ragazza - si legge-. Mentre è accertata la contemporanea presenza di Salia e Ghara all'interno del container dove ha avuto luogo la consumazione del delitto, nessun elemento permette di affermare che la violenza sessuale sia stata posta in essere da parte di Minthe e di Sisco nello stesso momento o anche solo alla contemporanea presenza di più soggetti".

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