Violenza donne, nel Lazio oltre 1300 casi all'anno: Roma maglia nera

Lazio

Nel 2017 i reati di maltrattamento contro i familiari sono stati oltre 1600. Di questi più di 1300 hanno visto come vittime le donne, che rappresentano l’80 per cento del totale in Italia 

Nel Lazio, nel 2017, sono stati denunciati oltre quattro casi al giorno di maltrattamenti nei confronti di familiari, per un totale di 1609 casi registrati. In 1316, le vittime sono state donne, ovvero il 10,4% del totale nazionale (12.685), con un indice pari a 4,3 denunce ogni dieci mila donne residenti, un dato più alto della media italiana (4,1). Il reato di maltrattamento in famiglia è, infatti, fortemente femminilizzato: sono proprio le donne a essere maggiormente maltrattate in famiglia, tanto da rappresentare l’80% del totale delle vittime.

Roma maglia nera

Nel Lazio, la provincia che registra un maggior numero di casi è Roma. Elevato anche l'indice di femminilizzazione (83,5%). Sono 132 le donne vittime di maltrattamenti in famiglia a Latina, 113 a Frosinone, 67 a Viterbo e 22 a Rieti. Questi dati, elaborati dalla Uil del Lazio e dall'Eures, mostrano anche la scarsa partecipazione delle donne, sul territorio regionale, in qualità di "soggetti attivi" dei cosiddetti "reati di genere": solo nel 10,2% dei casi, infatti, sono autrici di maltrattamenti in famiglia. Sono state 153 le donne responsabili di maltrattamenti contro i 1.349 uomini. La percentuale è analoga a quella mediamente rilevata in Italia (10%, con 1.574 autrici donne contro 14.133 uomini). A livello provinciale l'incidenza più elevata si registra nella provincia di Latina (28 donne, pari al 19%), seguita da Viterbo (16,1%), Rieti (11,8%) Roma (8,9%) e Frosinone (6%).

Maltrattamenti denunciati solo in parte

"I numeri delle denunce rappresentano solo una minima parte dei maltrattamenti famigliari che vivono e si alimentano soprattutto nel sommerso, dove è difficile entrare", sottoliena il segretario generale della Uil Lazio, Alberto Civica che punta il dito sul ddl Pillon su cui la Uil ha espresso il proprio totale dissenso. "Si tratta di una normativa - aggiunge il sindacalista - che vorrebbe rappresentare un passo avanti nella tutela dei minori e invece arretra di anni, mettendo a rischio il benessere psicofisico dei bambini. E non ci riferiamo soltanto al tempo salomonicamente suddiviso tra mamma e papà anche quando distanze geografiche e conflitti di coppia lo renderebbero impossibile, ma anche al mancato riconoscimento della violenza assistita e all'introduzione della sindrome di alienazione genitoriale, meglio conosciuta come Pas che pone il minore a rischio allontanamento, all'impossibilita di garantirgli un tenore di vita simile a quello della situazione famigliare precedente alla separazione. Criteri su cui non ci può essere discussione ma solo una bocciatura a oltranza".
Per la Uil del Lazio servono "azioni concrete come, per esempio, il riconoscimento di un punteggio nel bando per l'ottenimento di una casa popolare. Sarebbero sufficienti 10 punti per le donne sole vittima di violenza e 15 per le donne con figli", conclude Civica.

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