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Ucciso per gelosia ad Aprilia: confermata condanna a 23 anni

Lazio
foto di archivio (ANSA)

Il fatto risale al 10 agosto 2015. Safet Tajkunovis venne condannato a 23 anni dalla Corte d'assise di Latina. L'appello conferma la sentenza di primo grado

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Confermata anche in appello la condanna a 23 anni di reclusione, pronunciata in primo grado per Safet Tajkunovic, il rom di origine serba accusato di aver ucciso, nell'agosto 2015, ad Aprilia, Liviu Gigi Boarnà, nel corso di una lite causata da motivi di gelosia. La sentenza è stata emessa dalla prima Corte d'assise d'appello, presieduta da Andrea Calabria con Giancarlo De Cataldo, in accoglimento delle richieste fatte dal Pg Antonio Sensale.

La ricostruzione della vicenda

La ricostruzione del fatto contestato risale al 10 agosto 2015, quando i carabinieri ricevettero una richiesta d'intervento in seguito al ricovero di una persona, poi identificata in Boarnà, che versava in gravi condizioni a causa di una ferita d'arma da fuoco al torace. L'uomo, nonostante le cure, morì tre giorni dopo. La vittima era stata trasportata in ospedale da due persone: il figlio e la nuora dell'imputato. Entrambi gli accompagnatori riferirono che, verso le 19:30, nel rincasare presso il Campo nomadi di via Solone dove alloggiavano, davanti alla loro roulotte, notarono un'autovettura all'interno della quale sedeva Gigi, privo di sensi e sanguinante dal torace. Dalle indagini, emerse che l'imputato aveva intrattenuto una relazione clandestina con la compagna della vittima. Dopo la sparatoria, Tajkunovic fece perdere le sue tracce e per questo fu giudicato in stato di latitanza. In primo grado l'uomo fu condannato dalla Corte d'assise di Latina a 23 anni di reclusione: sentenza oggi confermata in appello.