Taglio vitalizi, ecco quanto si risparmia tra Camera e Senato

Politica
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Il provvedimento, uno dei cavalli di battaglia del M5s, garantirà di trattenere nelle casse dello Stato un totale di 280 milioni a legislatura: 200 da Montecitorio e 80 da Palazzo Madama. Ma l’ondata di ricorsi potrebbe ritardarne l’applicazione

Un risparmio di 280 milioni a legislatura, 200 dalla Camera e 80 dal Senato. È questa la cifra che risulta dopo che la “sforbiciata” voluta da Roberto Fico con la delibera sul taglio dei vitalizi è stata approvata da entrambi i rami del Parlamento, con la previsione di entrare in vigore dall’1 gennaio 2019. Il primo via libera è arrivato il 12 luglio, con l’approvazione a Montecitorio, il secondo il 16 ottobre con l’ok di Palazzo Madama. In tutto sono circa 2.700 i vitalizi erogati agli ex parlamentari, per un importo totale di circa 200 milioni di euro. Quindi, sommando la cifra relativa alla Camera con quella del Senato si ottiene un risparmio di circa 56 milioni all'anno. Il rischio, a questo punto, è che arrivi un’ulteriore ondata di ricorsi dopo quella iniziata a luglio (e che a fine settembre ne contava già 1100) che potrebbe ritardare l’applicazione dei tagli.

Il risparmio alla Camera

I vitalizi erogati da Montecitorio sono 1.405, ma il taglio approvato dall'Ufficio di presidenza lo scorso luglio riguarda una platea di 1.338 ex deputati e, secondo le stime fatte dal presidente Roberto Fico, il risparmio per le casse della Camera ammonta a circa 40 milioni l'anno, ovvero intorno ai 200 milioni per l'intera legislatura. Anche se è difficile stabilire la quota esatta di tagli, in base ad alcune proiezioni effettuate si calcola che alcuni assegni subiranno un taglio che può raggiungere anche i 5mila euro. Tuttavia, sono consentite riduzioni del taglio dell'assegno percepito in specifici casi di particolare difficoltà sociale ed economica.

Il ricalcolo dei vitalizi

Gli assegni finora erogati saranno ricalcolati secondo il metodo contributivo e, quindi, subiranno una diminuzione che va dal 40 al 60% fino all'80% dell'importo oggi percepito. Sono previsti due tetti minimi: 980mila euro o 1.470, che valgono per quei casi in cui sarebbe troppo basso l'importo dell'assegno ricalcolato. La riduzione più consistente per numero è quella che va dal 20% al 50% e riguarderebbe oltre 700 ex deputati. Saranno invece “salvi” 67 ex deputati, il cui vitalizio non subirà alcun ritocco ma per cui viene introdotto un tetto massimo. La ratio è che con il ricalcolo avrebbero incassato un assegno di importo maggiore e, quindi, viene messo un tetto limite che si calcola sulla base dell'ultimo vitalizio percepito al 31 ottobre 2018.

Il risparmio al Senato

Sulla base del raffronto con i dati della Camera e quelli forniti dal presidente dell'Inps, Tito Boeri, saranno circa 16 milioni i risparmi per il Senato in un anno, 80 milioni nell'intera legislatura. Si tratta di una “sforbiciata” che riguarda circa 1.300 ex senatori che percepiscono il vitalizio, anche se bisognerà attendere i dati precisi che saranno forniti dal Consiglio di presidenza di palazzo Madama, in quanto alcuni ex senatori potrebbero essere esclusi dalla misura, come accaduto alla Camera. 

Chi ha votato alla Camera e al Senato

Alla Camera la delibera è stata approvata con i voti favorevoli del Movimento 5 stelle, della Lega, del Pd e di FdI, mentre FI si è astenuta e Leu e gruppo Misto non hanno partecipato al voto. Al Senato, invece, i parlamentari di Forza Italia e Pd al momento del voto sono usciti.

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