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Liliana Segre, chi è la senatrice a vita sopravvissuta ad Auschwitz

Giorno Memoria, Segre: indifferenza non colpisca di nuovo

4' di lettura

Classe 1930, milanese, a 8 anni rimase vittima delle leggi razziali volute dal fascismo e fu costretta ad abbandonare la scuola. Nel 2018 la nomina di senatrice a vita da parte di Mattarella, l'anno dopo le viene assegnata la scorta per le minacce ricevute

Milanese, classe 1930, Liliana Segre è stata nominata senatrice a vita  da Sergio Mattarella per aver illustrato la patria con altissimi meriti nel campo sociale. La Segre è una sopravvissuta dell'Olocausto. Come tanti ebrei, rimase vittima delle leggi razziali del fascismo e all'età di 8 anni fu costretta ad abbandonare la scuola elementare, iniziando l'esperienza dolorosa e terribile della persecuzione che la portò fino al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, da cui riuscì a sopravvivere.

Sopravvissuta ad Auschwitz-Birkenau

Liliana Segre venne deportata il 30 gennaio 1944 - a 14 anni - dal Binario 21 della stazione di Milano Centrale al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, che raggiunse sette giorni dopo. Alla selezione Liliana Segre ricevette il numero di matricola 75190 tatuato sull'avambraccio. Fu impiegata nel lavoro forzato nella fabbrica di munizioni Union. Venne liberata il primo maggio 1945 al campo di Malchow, un sottocampo del campo di concentramento di Ravensbrück. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati al campo di concentramento di Auschwitz, Liliana è tra i soli 25 sopravvissuti. 

La vita dopo il campo di concentramento

Al rientro nell'Italia liberata, visse inizialmente con gli zii e poi con i nonni materni, di origini marchigiane, unici superstiti della sua famiglia. Nel 1948 conobbe a Pesaro, mentre era in vacanza al mare, Alfredo Belli Paci, anch'egli reduce dai campi di concentramento nazisti per essersi rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò. I due si sposarono nel 1951 ed ebbero tre figli. Della sua esperienza, per molto tempo, non ha mai voluto parlare pubblicamente. Ha deciso di interrompere questo silenzio solo nei primi anni '90 e da allora si è resa disponibile a partecipare a centinaia di assemblee scolastiche e convegni di ogni tipo per raccontare ai giovani la propria storia anche a nome dei milioni di altri che l'hanno con lei condivisa e che non sono mai stati in grado di comunicarla.

La lotta contro l'odio razziale

"Il mondo che ci circonda oggi è difficile da affrontare, ci sono rigurgiti di cose orribili. Non avrei mai pensato di sentire ancora nella mia lunga vita certi slogan e certe dichiarazioni di morte che credevo morte anche loro", aveva detto la senatrice a vita in una intervista a Sky tg24. Nel 2019, dopo aver denunciato di ricevere quotidianamente decine di insulti razzisti e antisemiti tramite i social, Segre si è fatta promotrice di una commissione parlamentare contro il razzismo e l'antisemitismo. Quando il centrodestra si è astenuto dal voto, Segre si è detta profondamente stupita. Dal 7 novembre 2019 le è stata assegnata una scorta per proteggerla dopo le gravi minacce personali ricevute. 

Le prime parole da senatrice a vita

La nomina a senatrice a vita era arrivata il 19 gennaio 2018, in occasione dell'80º anniversario delle leggi razziali fasciste, per volontà di Sergio Mattarella. "La notizia mi ha colto completamente di sorpresa", aveva commentato a caldo Segre. "Non ho mai fatto politica attiva e sono una persona comune, una nonna con una vita ancora piena di interessi e di impegni. Sento su di me l'enorme compito, la grave responsabilità di tentare di portare nel Senato della Repubblica delle voci ormai lontane che rischiano di perdersi nell'oblio. Le voci di quelle migliaia di italiani, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che nel 1938 subirono l'umiliazione di essere degradati dalla Patria che amavano, che furono espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società dei cittadini ‘di serie A’", aveva dichiarato.

L'impegno con gli studenti e le testimonianze

"Coltivare la Memoria, è ancora oggi un vaccino prezioso contro l'indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza. E la può usare", è un pensiero spesso ribadito da Segre, oggi molto attiva negli incontri sull'Olocausto con gli studenti. A causa del profondo trauma subito, tuttavia, per decenni non parlò pubblicamente della propria esperienza nei campi di sterminio. Nel 2005 la sua vicenda è stata ripercorsa in un libro-intervista di Emanuela Zuccalà, Sopravvissuta ad Auschwitz. Liliana Segre fra le ultime testimoni della Shoah. In seguito ha contribuito ad altre opere-testimonianza: Fino a quando la mia stella brillerà con Daniela Palumbo (2015), La memoria rende liberi con Enrico Mentana (2015), Scolpitelo nel vostro cuore. Dal Binario 21 ad Auschwitz e ritorno (2018) e Il mare nero dell'indifferenza (2019).

Data ultima modifica 19 gennaio 2018 ore 21:00

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