Il presidente della Repubblica ricorda uno dei più gravi incidenti ambientali della storia d'Italia: il 10 luglio 1976 una nube di una varietà di diossina particolarmente tossica si sprigionava dalla fabbrica produttrice di cosmetici in Brianza, causando complicazioni di salute alla popolazione del luogo per molti anni a venire
Il 10 luglio del 1976 si verificava uno dei più gravi incidenti ambientali della storia italiana, quando una nube di diossina si sprigionava dalla fabbrica di cosmetici dell’Icmesa a Seveso, in Brianza. Oggi, 50 anni dopo, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella torna a Seveso, per ricordare quanto successo.
Il disastro ambientale
Lo stabilimento dell’Icmesa produceva il triclorofenolo, sostanza che al di sopra dei 156°C si trasforma in 2,3,7,8-tetracloro-dibenzodiossina (Tcdd), una varietà di diossina molto più tossica, che rischia di causare tumori e danni al sistema nervoso, a quello cardiocircolatorio, al fegato e ai reni. Il 10 luglio 1976, per un incidente in un reattore, la temperatura era salita fino a 500°C. Tutta l’area circostante veniva contaminata. Il Tcdd è pericoloso anche in piccole dosi e la quantità totale fuoriuscita dalla fabbrica di Seveso, che secondo le prime informazioni era di soli 300 grammi, oggi è stimata intorno ai 15 o anche 18 chili. In base ai dati più recenti, il risultato più significativo per quanto riguarda gli effetti negativi dell'incidente fu l’incremento nelle zone più inquinate di neoplasie del tessuto linfatico ed emopoietico, in particolare per le donne.