Sul tema della giustizia è probabile che le tensioni vengano smorzate dal voto di fiducia che causerebbe la decadenza dell'emendamento di FdI. Mentre sulla legge elettorale e le preferenze i senatori forzisti preannunciano che il loro "è un 'ni', né un no né un sì"
Intercettazioni e legge elettorale mettono in discussione l’equilibrio nella maggioranza che sostiene il governo Meloni. Sul primo tema è in corso da giorni un braccio di ferro tra Fratelli d’Italia e Forza Italia, al Senato ci sarà probabilmente il voto di fiducia per smorzare placare le tensioni. Inoltre l'emendamento di FdI sulle intercettazioni (che amplierebbe il ricorso alle conversazioni telefoniche per poter aprire indagini su reati spia per mafia) anziché essere stoppato dal voto di inammissibilità - che il presidente Ignazio La Russa aveva anticipato di mattina, quotando l'ipotesi "al 99%" - dovrebbe decadere con la fiducia. Il provvedimento verrà votato nel testo base cioè senza nessuno degli oltre 400 emendamenti proposti. Ufficialmente comunque la scelta è dettata da motivi di tempo: il decreto deve correre alla Camera per l'ultimo via libera entro l'11 agosto. Qualche sospetto però circola su altri emendamenti a rischio.
La tensione sulle intercettazioni
In ogni caso gli esponenti di Forza Italia hanno alzato un muro sul tema delle intercettazioni spiegando che avrebbero votato contro, perché a loro avviso il provvedimento contrasta con le garanzie costituzionali. "Sulle intercettazioni a strascico rimaniamo contrari anche per una questione di coerenza, perché parliamo di un testo approvato da tutto il centrodestra pochi mesi fa. Non possiamo cambiare idea ogni tre mesi sulla base degli umori del mondo”, ha detto il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani. Il possibile scontro, comunque, appare essere stato sminato e domani l’esame del decreto giustizia e migranti dovrebbe riprendere con la questione di fiducia che il governo ha preannunciato.
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La legge elettorale e il nodo preferenze
Per quanto riguarda invece il tema delle preferenze, FdI e FI continuano a restare distanti. Per adesso i senatori forzisti preannunciano che il loro "è un 'ni', né un no né un sì". Lo hanno detto dopo due ore di riunione con Antonio Tajani, descritte da parecchi dei presenti come molto vivaci, anche con distanze e critiche aperte alla gestione del dossier. FI sembra orientata a chiedere un confronto con alleati e soprattutto di poter vedere il testo dell'emendamento con sufficiente anticipo. Brucia ancora la sconfitta alla Camera dove la norma, fortemente voluta da FdI, è stata bocciata per un solo voto, aiutata da franchi tiratori nel voto segreto. Al Senato la riforma non dovrebbe correre questo rischio, grazie al voto palese, ma è comunque destinata alla terza lettura a Montecitorio se si insisterà sulle preferenze. Al Senato, come anticipato dal presidente La Russa, l'esame dovrebbe cominciare in aula il 9 settembre e il voto finale è previsto il 15.