Il via libera definitivo è atteso venerdì. Parallelamente al decreto principale, il governo tira dritto con un provvedimento ad hoc con la discussa norma che introduce l'incentivo per gli avvocati che seguono le pratiche di rimpatrio volontario. Ancora tensione con il Quirinale e con la minoranza
Il decreto sicurezza va avanti alla Camera. Oggi, 22 aprile, in Aula partono le dichiarazioni di voto dopo che il governo - in una giornata di scontro con le opposizioni - ha posto la fiducia sul testo, con il varo definitivo atteso entro venerdì. Parallelamente si lavora a un decreto legge ad hoc per introdurre il tanto discusso incentivo per gli avvocati, i mediatori e le associazioni che seguono una pratica di rimpatrio volontario, anche se non va a buon fine, e quindi sia nel caso in cui un migrante resti in Italia, sia che parta. È questa la soluzione individuata per superare i rilievi del Quirinale. Ma la tensione resta. La presidenza della Repubblica parlerà con gli atti, valuterà leggendo le carte, si racconta in ambienti parlamentari, lasciando intendere che Mattarella avrebbe voluto la cancellazione della misura e potrebbe chiedere di leggere il testo del provvedimento correttivo anche prima del suo varo.
Il decreto ad hoc
Il provvedimento correttivo potrebbe essere approvato in Consiglio dei ministri entro venerdì, in concomitanza con la conversione in legge del decreto sicurezza. Perché non si è scelto un emendamento ma un decreto ad hoc per introdurre la norma? La sottosegretaria ai Rapporti col Parlamento, Matilde Siracusano, spiega che l'emendamento è saltato perché "sarebbe stato estremamente complesso arrivare a un accordo" con le opposizioni per il via libera finale al Senato. Si sarebbe trattato di una terza lettura, sabato 25 aprile (data di scadenza del decreto principale).
La polemica politica
C'è "uno scontro aperto tra governo e Quirinale. Siamo al paradosso" della "Camera chiamata a votare una norma incostituzionale, per poi correggerla dopo con un nuovo decreto", attacca la segretaria del Pd Elly Schlein. Mentre il suo partito solleva in commissione bilancio il tema delle coperture complessive del provvedimento, definite "incerte". Per il leader del M5s Giuseppe Conte la maggioranza ha "creato un cortocircuito istituzionale. Stanno creando un grave vulnus". Intanto, il vicepremier leghista Matteo Salvini commenta così i rilievi del Colle sulla norma sui rimpatri: "Non mi stupisco più di nulla". Frasi subito condannate dal leader di Avs Angelo Bonelli: "Parole molto gravi che certificano" come "questo governo" abbia "aperto un conflitto diretto con il presidente della Repubblica ed è ormai refrattario al rispetto della Costituzione".