Daniela Santanchè si è dimessa da ministra, cosa succede ora

Politica
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Introduzione

Dopo le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Delmastro e del capo di gabinetto Bartolozzi, la premier Meloni in una nota aveva chiesto il passo indietro anche della titolare del Turismo. Dimissioni che sono arrivate nel tardo pomeriggio del 25 marzo. Cosa succede ora? Il suo ruolo verrà ricoperto da qualcuno ad interim? O verrà nominato un nuovo ministro? (TUTTE LE NEWS SUL CASO LIVE).

Quello che devi sapere

Le dimissioni di Santanchè

La ministra stamattina è arrivata in ufficio, senza rilasciare dichiarazioni. In agenda, appuntamenti fino al pomeriggio. Dai retroscena sui giornali trapelava che Santanchè non aveva intenzione di dimettersi: “Non ci penso nemmeno. Sono pronta a presentarmi al prossimo Consiglio dei ministri”, avrebbe detto. A processo a Milano per presunto falso in bilancio su Visibilia e indagata per un'ipotesi di bancarotta e presunta truffa all'Inps, finora Santanchè aveva sempre resistito alle pressioni, salvo promettere - a inizio 2025 - che in caso di richiesta esplicita di Giorgia Meloni si sarebbe dimessa. Richiesta che è arrivata, seguita dopo qualche ora dal passo indietro.

 

Per approfondire:

Daniela Santanchè, chi è la ministra dimissionaria del Turismo

La lettera a Meloni

Daniela Santahcè si è dimessa con una lettera alla premier Meloni. "Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione", si legge nella lettera. Ancora: "Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio". Santahcè ha aggiunto: "Volevo che le mie dimissioni fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l'On Delaastro che pure paga un prezzo alto. Chiarito questo non ho difficoltà a dire 'obbedisco' e a fare quello che mi chiedi. Non ti nascondo un po' di amarezza per l'esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento".

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La fine dell'incarico per un ministro

Santanchè ha quindi deciso di dimettersi, come auspicato dalla premier. Le sue sono state dimissioni volontarie, mentre l'alternativa per sancire la fine dell'incarico per un ministro è la sfiducia votata da almeno un ramo del Parlamento.. In ogni caso, infatti, il presidente del Consiglio non può mai revocare un ministro.

Il primo passaggio: le dimissioni

La ministra ha quindi deciso di dimettersi e ora inizia un iter istituzionale. Prima di tutto, per avviarlo, servivano le dimissioni formali: nel caso di Sangiuliano, ad esempio, erano state presentate con una lettera diretta alla premier e la stessa scelta è stata fatta da Santanchè. Poi spetta a Meloni accettarle. E da qui in avanti si possono aprire diversi scenari.

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Gli scenari post dimissioni

Come specificano anche diversi siti del settore giuridico, un ministro può venire sostituito con la procedura ad interim, cioè attribuendo la direzione del ministero rimasto scoperto ad un altro ministro che fa parte del governo, o allo stesso Presidente del Consiglio. Ma la copertura del ministero vacante può dar luogo anche a un rimpasto, quando viene effettuata una redistribuzione degli incarichi ministeriali tra i ministri già in carica. Oppure ancora, si procede alla nomina di un nuovo ministro.

 

Cosa era successo dopo le dimissioni di Sangiuliano?

Nel settembre 2024, per sostituire l’ex ministro della Cultura Sangiuliano, Meloni aveva scelto di nominare un nuovo titolare del dicastero, Alessandro Giuli. In quel caso, la premier si era recata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il capo dello Stato aveva firmato il decreto con il quale, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, venivano accettate le dimissioni. Contestualmente, nello stesso decreto, c’era stata la nomina del nuovo ministro.

 

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La richiesta di Meloni e lo spettro della sfiducia

Ieri, 24 marzo, la premier Meloni, in una nota, aveva espresso "apprezzamento per la scelta del Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del Capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione”. E aveva apertamente auspicato che, “sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè". Nel pomeriggio del 25 marzo, come detto, la ministra ha presentato le sue dimissioni. Se le dimissioni non fossero arrivare, poteva aprirsi un altro scenario, quello della sfiducia. Il caso Santanchè sarebbe passato quindi da un voto in Parlamento, con una sfiducia individuale. La sfiducia sarebbe potuta passare con l'astensione dei gruppi della maggioranza di governo, oppure addirittura con un voto favorevole dei gruppi stessi. Con le dimissioni volontarie di Santanchè, non si passerà dal Parlamento.

Opposizioni avevano presentato mozione sfiducia

In mattinata le opposizioni avevano presentato al Senato e alla Camera una mozione di sfiducia nei confronti della ministra del Turismo Daniela Santanché. Come ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio, la mozione sarebbe dovuta approdare in Aula alla Camera lunedì per la discussione generale e il voto sarebbe stato mercoledì.

"Penso non sarà necessaria", aveva detto sulla mozione di sfiducia il ministro dei rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. E infatti, qualche ora dopo, è arrivata la lettera di dimissioni di Santanchè.

 

Per approfondire:

Dimissioni nel governo Meloni: da Schlein a Conte, tutte le reazioni politiche

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Il caso Mancuso

Va ricordato, però, che, fino ad ora, solo un ministro è stato effettivamente sfiduciato: si tratta di Filippo Mancuso, ministro della Giustizia durante il governo Dini, nel 1995. Nel pieno dell'inchiesta di Mani Pulite, il guardasigilli inviò un'ispezione al Tribunale di Milano.

 

Per approfondire:

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