La ministra Daniela Santanché indagata per bancarotta: Pd-M5S-Avs chiedono le dimissioni

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L'apertura del nuovo fascicolo sulla società Bioera si aggiunge ai procedimenti per KI Group, Visibilia e truffa Inps. Mentre la difesa parla di "atto dovuto" e il governo attende i rinvii a giudizio, le opposizioni chiedono le dimissioni denunciando un danno alla credibilità istituzionale

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La posizione della ministra del Turismo Daniela Santanchè torna al centro del dibattito pubblico. La Procura di Milano ha aperto un nuovo fascicolo per bancarotta relativo a Bioera, società di bio-food di cui la ministra è stata presidente per un decennio. Un filone che si inserisce in un quadro normativo già complesso, ma distinto rispetto a quello del fallimento di Ki Group srl.

La linea della Difesa e di Fratelli d'Italia

Nonostante l'apertura del nuovo fascicolo, la linea di Fratelli d'Italia resta garantista: secondo il partito, il discrimine per eventuali decisioni poltiche rimane il rinvio a giudizio e non la semplice iscrizione nel registro degli indagati. I legali della ministra, poi, hanno rilasciato una nota precisando: "Premesso che la nostra assistita non ha ancora ricevuto alcuna notifica, avendo abbandonato la carica di Presidente senza deleghe di Bioera sin dal 2022 troveremmo quanto meno singolare un suo coinvolgimento; nemmeno mai stata azionista della Società, potrebbe al più trattarsi di un atto dovuto a fini di garanzia".

Il fronte delle opposizioni

Le opposizioni, nel frattempo, sono compatte nel chiedere le dimissioni immediate, denunciando un danno di immagine per il Paese. La segretaria del Pd Elly Schlein critica la "tenica dello struzzo" della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, definendo inaccettabile la permanenza di una ministra con un quadro giudiziario complesso: "La sua testa sotto la sabbia non è quella degli italiani, che invece vedono tutta l'inopportunità politica e istituzionale di una ministra plurindagata e rinviata a giudizio". Sulla stessa linea il Movimento 5 Stelle. La senatrice Ketty Damante parla di una "credibilità delle istituzioni" ormai compromessa. "Che cosa deve ancora succedere perché Meloni chieda a Santanchè di farsi da parte? Qual è il limite, se un limite esiste, oltre il quale anche per questa maggioranza l'etica pubblica torni a contare qualcosa?", chiede Angelo Bonelli di Avs.

 

Il quadro giudiziario

La situazione delle vicenze giudiziarie della Santanchè resta complessa. La ministra è indagata per falso in bilancio e bancarotta fraudolenta nell'ambito del caso Ki Group. A inizio luglio 2024 la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per la presunta falsificazione dei bilanci di Visibilia Editore, Visibilia srl e Visibilia Editrice relativa agli anni 2019-2022. Per il periodo 2016-2018 è scattata la prescrizione. Mentre è fermo il procedimento che la vede indagata per truffa aggravata all'Inps -  relativo alla gestione della Cassa Integrazione Covid - attualmente in attesa che la Consulta decida sul conflitto di attribuzioni. 

La posizione di Giorgia Meloni

Al momento, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sembra intenzionata a confermare la fiducia già espressa in passato. Per la premier, un rinvio a giudizio non costituisce un automatismo per le dimissioni, a meno che non comprometta l'operatività del Ministero, che Meloni continua a valutare positivamente. 

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