Referendum Giustizia, le possibili strade dei ricorsi dopo la conferma della data di voto
PoliticaIl Comitato dei promotori deciderà lunedì se presentare un ricorso dopo la modifica del quesito del referendum sulla Giustizia, con data del voto confermata dal governo. Le opzioni restano il ricorso alla Corte costituzionale o al Tar
Dopo la decisione del Consiglio dei ministri di modificare il quesito del referendum sulla Giustizia, lasciando però invariata la data del voto, prevista quindi sempre il 22 e 23 marzo, restano aperte altre opzioni per i 15 giuristi promotori della raccolta di cinquecentomila firme per l'indizione della consultazione. Nel caso in cui il Comitato decidesse di presentare una nuova istanza, facendo ripartire i cinquanta giorni previsti per la campagna referendaria, le strade percorribili sarebbero due: il ricorso al Tar oppure alla Corte costituzionale contro la delibera del governo.
La posizione dei promotori
I promotori, i cosiddetti 'volenterosi’, hanno riferito che "solo lunedì prossimo sarà presa una decisione" ma nel frattempo hanno spiegato: "prendiamo atto" della scelta del Cdm che "rappresenta una forzatura". Nel caso di un'istanza, diventa fondamentale l'elemento della raccolta di cinquecentomila firme, che rappresenta un potere popolare capace di consente ai cittadini di opporsi a decisioni governative. Uno strumento di democrazia diretta attraverso cui il popolo esercita la propria sovranità, incidendo di fatto su un altro potere dello Stato.
L’ipotesi del ricorso alla Corte costituzionale
Secondo diversi esperti, l'alternativa più facilmente percorribile sarebbe il ricorso alla Corte costituzionale, sollevando la questione del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. L’eventuale accoglimento del ricorso potrebbe determinare uno slittamento del referendum. Trattandosi di una questione considerata non particolarmente complessa ma urgente, i giudici costituzionali potrebbero decidere di esaminarla con una corsia preferenziale e pronunciarsi in tempi brevi.
Il ricorso al Tar e i suoi limiti
L’alternativa del ricorso al Tar comporterebbe invece l’impugnazione dell’ultimo provvedimento del governo per illegittimità. Potrebbe essere richiesta una sospensiva del decreto integrativo appena approvato dal Cdm, ma resterebbe il decreto governativo di gennaio, che fissa la data al 22 e 23 marzo. Questa via rischierebbe inoltre di entrare in conflitto con l’ordinanza della Cassazione, che ha poi determinato il provvedimento del governo. La decisione del Tar sarebbe infine appellabile al Consiglio di Stato. Per questi motivi, la via del ricorso al tribunale amministrativo appare come quella più difficilmente percorribile, con tempi più lunghi, in cui un'eventuale sospensiva non apporterebbe alcuna ulteriore modifica sostanziale.