Lunedì dovrebbe arrivare nella riunione del Consiglio dei ministri il semaforo verde alla data del 22 e del 23 marzo sulla base della legge che impone all'esecutivo di decidere entro il 17 gennaio. Il comitato promotore della raccolta di firme popolari per il referendum sulla Giustizia per una nuova richiesta di consultazione ha già annunciato ricorso. E anche le opposizioni vanno all'attacco
Dal Consiglio dei ministri di lunedì potrebbe emergere la data del referendum sulla riforma della giustizia. Si stanno valutando varie ipotesi, fra cui quella del 22 marzo, come spiegano fonti di governo, sottolineando che "la legge impone all'esecutivo di decidere entro il 17 gennaio". La norma a cui si fa riferimento è l'articolo 15 della legge n. 352 del 1970, secondo cui il referendum va indetto entro 60 giorni dalla comunicazione dell'ordinanza dell'Ufficio centrale per il referendum, della Corte di cassazione, che ha ammesso le richieste referendarie (il 18 novembre). La stessa norma prevede che il referendum si svolga in una domenica compresa tra il cinquantesimo e il settantesimo giorno successivo all'emanazione del decreto di indizione.
Scontro con il comitato di cittadini che ha annunciato ricorso
Intanto è scontro con il comitato di cittadini che sta raccogliendo le firme per una nuova richiesta di consultazione ha già annunciato ricorso. E anche le opposizioni hanno attaccato: "Non si facciano altre forzature, non si comprimano le date", ha detto il capogruppo Pd in commissione Giustizia alla Camera Federico Gianassi. La questione è tecnica. In sostanza, per la raccolta di firme c'è tempo fino al 30 gennaio: ne servono 500 mila, la quota raggiunta finora è 265 mila. Secondo le opposizioni, il governo dovrebbe quindi attendere la fine del mese prima di fissare il giorno del referendum. Seguendo un diverso ragionamento normativo, l'esecutivo sostiene invece che per legge debba "decidere entro il 17 gennaio": lo farà quindi lunedì, alla prossima riunione del consiglio dei ministri. La data del 22 marzo per le urne suona un po' come compromesso. Inizialmente la maggioranza era orientata per il primo marzo ma, alla vigilia dello scorso consiglio dei ministri, quell'ipotesi è sfumata. Secondo alcune ricostruzioni, quella frenata sarebbe in linea col sentire del Colle, propenso ad allentare il clima di tensione attorno al tema referendum.
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Le opposizioni puntano a far slittare il referendum
Lo slittamento, comunque, non è tanto ampio quanto auspicato dalle opposizioni, che puntavano ad arrivare dopo Pasqua. Per avere più giorni a disposizione per la campagna di informazione sul quesito. Ma anche perché ritengono che il fattore tempo sia a favore del "No". Per il deputato di Avs, Angelo Bonelli, quella del governo è una mossa "non democratica, politicamente e istituzionalmente inaccettabile nei confronti di chi fa lo sforzo della raccolta delle firme. Ancora una volta, questo atteggiamento rivela la natura autoritaria di questo governo". Avs, col Pd e il M5s, appoggia le iniziative dei comitati per il No. "Chi ha tanta prescia di votare ha paura, io la paura la lascio agli altri - è stato il commento di Giovanni Bachelet, presidente del Comitato per il No delle associazioni della società civile - ma noi possiamo fare una buona campagna anche con una data anticipata rispetto a quello che consiglierebbe il buonsenso". Il comitato promotore della raccolta firme è sul piede di guerra: "Siamo pronti a impugnare la decisione del governo in tutte le sedi", anche alla Consulta, ha detto il portavoce Carlo Guglielmi. Si annuncia una battaglia di carte, avvocati e aule di giustizia. "Sarebbe spiacevole - ha detto Francesco Petrelli, presidente dell'Unione Camere Penali, nel corso di un evento del comitato Giustizia Sì - se questa raccolta firme si trasformasse in una fuga dalla risposta del voto popolare, e non in un tentativo di affrontare la riforma nel merito. Questo sarebbe davvero un elemento da valutare negativamente". Per Petrelli col 22 marzo si sarebbe comunque scelto "di allungare i tempi", vista l'ipotesi iniziale del primo marzo. Ma non si mostra preoccupato: "Siamo convinti che avere più tempo per spiegare ai cittadini i motivi di questa riforma sia importante".