Intercettazioni, tensioni tra la maggioranza. Meloni blinda Nordio

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Il premier assicura: "Non c'è nessun attrito con il ministro della Giustizia". Le voci di dissapori continuano però a circolare e Salvini interviene a mediare: "Non torniamo ai tempi degli scontri tra giudici e politica, limitare soltanto gli abusi del ricorso a questo strumento"

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Si continua a discutere sul tema intercettazioni. La proposta del ministro della Giustizia Carlo Nordio è di limitare quello che definisce "l'abuso" di questi mezzi di ricerca della prova, senza stravolgerne l'impostazione, specialmente per i reati più gravi, come mafia e terrorismo. Le sue parole hanno infiammato la polemica tra le opposizioni – con il Terzo Polo più morbido delle altre forze politiche – e, nonostante le smentite, sembrano agitare anche la maggioranza. Ancora più caos hanno creato le parole del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro (Fdi), che ha spiegato quali potrebbero essere alcuni metodi per limitare l’uso improprio delle intercettazioni: qualche forma di punizione ai giornali che pubblicano contenuti penalmente irrilevanti, ma anche ai magistrati stessi che li riportano. Nella confusione tenta una mediazione il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. Se è vero che l’utilizzo delle conversazioni registrate “per interventi politici, giornalistici o giudiziari senza nessuna rilevanza è indegno di un Paese civile”, è anche vero che non bisogna “tornare allo scontro fra politica e magistratura, fra poteri dello Stato, perché non si va da nessuna parte". Già negli scorsi giorni il leader della Lega aveva evidenziato come tra i giudici ci siano “persone perbene che sono in tribunale non per fare politica o per intercettare a casaccio”.

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Nordio ha intanto cercato di mettere a tacere le indiscrezioni sugli attriti con il resto dei ministri, smentendo chi parlava delle sue dimissioni ed evidenziando la “perfetta sintonia” che lo lega al premier. Le voci di tensioni però continuano a circolare. E così, una nota della presidenza del Consiglio interviene per calmare le acque: nessuno sta cercando di allontanare Nordio per la sua posizione sulle intercettazioni. “Spiace deludere, ma il clima nel Cdm è ottimo e tutti i ministri lavorano in piena sinergia con Palazzo Chigi. Nello specifico, il presidente Meloni ribadisce la sua piena fiducia nel Guardasigilli, che ha fortemente voluto a Via Arenula e con il quale mantiene contatti quotidiani", si legge nel comunicato. Fratelli d’Italia unito e compatto fa quadrato e difende il Guardasigilli: "Nordio è un ministro di altissimo valore, fortemente voluto alla guida del suo dicastero da Fratelli d'Italia che lo ha eletto tra le proprie fila per realizzare il programma elettorale scelto dagli elettori", mette in chiaro Carolina Varchi, capogruppo di FdI in commissione Giustizia alla Camera. 

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Dentro la squadra di Giorgia Meloni chi appoggerebbe la stretta sulle intercettazioni è sicuramente Forza Italia. La capogruppo azzurra al Senato, Licia Ronzulli, ribadisce a Sky TG24 che in tema di giustizia non si vedono tensioni nella maggioranza, ma soltanto "sensibilità diverse su alcuni aspetti".  Il governo, precisa, non ha mai “messo in dubbio” l’uso dello strumento per perseguire “reati di mafia e terrorismo”. Quello che il partito di Silvio Berlusconi sostiene “da sempre” è però che ne vada “limitato l'abuso”, perché “troppe volte ha rovinato la vita politica e sociale di persone neppure indagate. C'è un diritto alla riservatezza, costituzionalmente tutelato, che non può essere ignorato in equilibrio con l'attività inquirente". 

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Se tutti i partiti all’opposizione si dicono contrari a qualsiasi forma di limitazione delle intercettazioni, il Terzo Polo tende una mano a Nordio, spronandolo ad andare avanti "senza lasciarsi condizionare", spiega il presidente della Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio, Enrico Costa (Azione). Sul punto è intervenuta anche Maria Elena Boschi (Italia Viva). "Le intercettazioni servono, noi vogliamo limitarne l'abuso. Purtroppo - ha detto la deputata - parte della politica le usa come uno strumento per attaccare l'avversario, parte dell'informazione per guardare dal buco della serratura, parte dei magistrati per avere visibilità o fare carriera".

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