Ucraina, Draghi alla Camera: "Per pace negoziati e dialogo". Ok a risoluzione

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Il premier a Montecitorio ha riproposto il discorso fatto ieri al Senato, in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 giugno. La risoluzione di maggioranza ha ottenuto 410 voti a favore e 29 contrari. Ad astenersi 34 deputati di Fratelli d'Italia. A Palazzo Madama il testo aveva incassato 219 sì e 20 no

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L’Italia continuerà a muoversi su due fronti nell’ambito della guerra in Ucraina, sostenendo Kiev da un lato e applicando le sanzioni alla Russia “perché Mosca si sieda al tavolo dei negoziati”. Lo aveva già detto nelle comunicazioni di ieri al Senato, lo ha ribadito oggi alla Camera dei Deputati il premier Mario Draghi, di nuovo in Aula per parlare ai parlamentari del dossier Ucraina in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 giugno. Alla fine dell'intervento di Draghi, alcuni deputati di Alternativa hanno esposto cartelli con la scritta "Stop invio armi" e "No alla guerra". La risoluzione ha trovato l'appoggio di Montecitorio, con 410 voti a favore, 29 contrari e 34 astensioni da Fratelli d'Italia). Il premier è arrivato alla Camera forte del sì incassato già ieri al Senato, dove la risoluzione di maggioranza aveva ottenuto 219 sì e 20 no, mentre 22 parlamentari si erano astenuti. La stesura del testo è stata difficile ma l’accordo alla fine si è trovato: previsto il “necessario” e “ampio” coinvolgimento delle Camere in tutti i passaggi cruciali delle decisioni su come muoversi per aiutare Kiev, ma “secondo quanto previsto dal decreto legge 14/2022”, il primo decreto sull’invio di aiuti (e armi) in Ucraina. Proprio sull’invio di armi a Kiev in casa Cinque Stelle si è incrinato definitivamente il rapporto tra il leader Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che ieri ha annunciato la fondazione del nuovo gruppo parlamentare “Insieme per il futuro”, insieme a una sessantina di parlamentari (GUERRA IN UCRAINA, GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA).

Il discorso alla Camera

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Il premier ha deciso di ripercorre in sostanza il discorso fatto ieri pomeriggio al Senato. Prima una disamina dei temi che verranno affrontati dal Consiglio europeo: su tutti la guerra e le sue ricadute umanitarie, alimentari, energetiche e securitarie del conflitto, per cui Draghi chiama in causa anche l'aiuto dell'Onu, e  le prospettive di allargamento dell'Ue. Ancora una volta il capo del governo ha parlato del gas, sottolineando come l’Italia dal 2023 sarà in grado di dirsi indipendente dalle forniture di Mosca, anche grazie ad accordi come quelli con “Algeria e Azerbaijan”. Urgente imporre un “tetto europeo” al prezzo del gas, soprattutto alla luce degli ultimi tagli ai rifornimenti fatti all’Italia e ad altri Stati nelle scorse settimane. Draghi ha poi rimarcato come, al quarto mese dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, "Mosca continua ad aggredire militarmente città ucraine nel tentativo di espandere il controllo sul territorio e rafforzare la propria posizione". Al 20 giugno i morti sono 4.569 civili, 5.691 quelli feriti secondo le Nazioni Unite, "ma il numero è certamente molto più alto". Intanto "continuano a emergere nuove atrocità commesse ai danni dei civili da parte dell'esercito russo. Le responsabilità saranno accertate e i crimini di guerra saranno puniti. Anche il numero delle persone in fuga dal conflitto continua ad aumentare. Soltanto in Italia sono oltre 135 mila i cittadini ucraini arrivati dall'inizio dell'invasione", ha proseguito il premier.

Le repliche di Draghi

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Draghi, in sede di replica alla Camera dopo le comunicazioni in vista del Consiglio europeo, ha ribadito che "l'Italia cerca la pace ma la Russia continua la guerra. Le sanzioni sono efficaci? Io ripeto quello che tutte le organizzazioni internazionali mi dicono, ho la sensazione e tutti i dati" vanno in questa direzione, "che diventino ancora più efficaci questa estate e tutti i segnali che arrivano dalla Russia danno l'evidenza che questo sta succedendo". 

La risoluzione di maggioranza

Ieri, prima del discorso in Senato, la mattinata è stata difficile. Difficile trovare un accordo sulla risoluzione, con il MoVimento Cinque Stelle – appoggiato da Leu – che chiedeva di mettere nero su bianco una maggiore partecipazione alle scelte di politica estera dell'esecutivo nei momenti più "rilevanti", compresi eventuali nuovi invii di forniture militari. Bene il coinvolgimento del Parlamento, ma entro i limiti già definiti dal primo decreto-legge, è stata la linea che Draghi ha portato a casa.

Il discorso al Senato

Un discorso breve, di 20 minuti, quello tenuto ieri da Draghi al Senato (IL TESTO). Il capo del governo ha ribadito l’appoggio di Roma all’ingresso di Kiev nell’Unione europea, dicendosi consapevole della differenza di vedute con altri Stati membri. Lo sforzo della comunità internazionale, ha rimarcato il premier, deve essere quello di cercare una pace che sia “concordata e non subita per essere duratura”. Nel discorso a Palazzo Madama riferimenti anche alle sanzioni europee contro il Cremlino. “Funzionano”, ha detto Draghi.

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