Fine vita, il disegno di legge è alla Camera: primo voto ok, si riprende a marzo

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Ripreso oggi a Montecitorio il cammino del progetto di legge. L'Aula ha votato e respinto i primi emendamenti del centrodestra: puramente soppressivi, avrebbero affossato la legge

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Dopo che due giorni fa la Corte costituzionale ha bocciato il referendum sull'eutanasia attiva (DOVE È LEGALE IN EUROPA), è ripreso oggi alla Camera il cammino del disegno di legge sul fine vita. L'Aula ha votato e respinto i primi emendamenti del centrodestra, emendamenti puramente soppressivi che avrebbero affossato la legge. Il centrodestra fu durissimo anche nel primo step parlamentare davanti alle commissioni Giustizia e Affari sociali di Montecitorio. La legge va quindi avanti, anche dietro il pressing del presidente della Camera Roberto Fico, da sempre “sponsor” del provvedimento (nato da più proposte di legge unificate di Pd e M5s). "Bisogna andare fino in fondo, perché il Parlamento ha il dovere morale e politico di approvare una legge che il Paese attende", ammonisce. 

L'esame riprenderà a marzo

In tema di fine vita, dunque, il Parlamento torna l'unico in grado di dare una risposta, con la legge sull'aiuto al suicidio che deve attuare la sentenza della Corte Costituzionale del novembre 2019, dopo che già un anno prima i giudici costituzionali avevano sollecitato le Camere a legiferare. Il testo ha avuto in Aula alla Camera un passaggio simbolico con il primo voto, una bocciatura di due identici emendamenti di Fi e della Lega soppressivi dell'articolo 1 e quindi dell'intero provvedimento. Nonostante il voto segreto, i voti a favore del soppressivo sono stati 126 rispetto ai 262 contrari. Dopo questo primo voto la Camera ha sospeso l'esame, che riprenderà a marzo.

Stop del Vaticano

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Sull'iter pesa il 'no' del Vaticano che ribalta l'argomentazione che il suicidio medicalmente assistito e l'eutanasia siano "forme di solidarietà sociale o di carità cristiana". Per il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita "altre sono le strade della medicina degli inguaribili e del farsi prossimo ai sofferenti e ai morenti". E sentenzia: "La vita è un diritto, non la morte". La strada del disegno di legge appare in salita.

Il M5s prova la mediazione

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L'occasione dello scontro c'è. Un rischio da scongiurare, secondo Giuseppe Conte che quindi fa un appello: "Evitiamo colorazioni politiche, se questo può rendere più difficoltoso il dialogo con le altre forze politiche. Apriamoci a un confronto", dice il presidente del M5s. Ricorda che il Movimento è in prima linea sul tema ed elenca i 'pregi' del testo: "È molto equilibrato, abbraccia anche il rafforzamento delle cure palliative e introduce percorsi di verifica con interventi di comitati etici". La dichiarazione di inammissibilità della Consulta sul referendum sull'eutanasia - promosso a giugno dai Radicali insieme all'associazione Luca Coscioni - potrebbe essere uno stimolo al Parlamento a legiferare, sulla scia del tweet di Enrico Letta: "La bocciatura da parte della Corte Costituzionale deve ora spingere il Parlamento ad approvare la legge sul suicidio assistito secondo le indicazioni della Corte stessa". Il testo in effetti recepisce le indicazioni della Consulta espresse nella sentenza del 2019 sul caso di dj Fabo e di Marco Cappato che l'aveva aiutato a morire e che prevede la non punibilità del suicidio assistito, se ci sono alcuni requisiti. 

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Il relatore Alfredo Bazoli del Pd assicura che il testo è migliorabile senza stravolgerlo: "Intendiamo mantenere in vita l'impianto figlio della mediazione raggiunta in commissione, che non significa escludere emendamenti suscettibili di valutazione e approvazione. Ma non quelli riguardanti le condizioni di accesso al suicidio assistito". Avanti per la sua strada la Lega. "Il referendum bocciato sulla eutanasia rafforza la nostra posizione e useremo questa argomentazione", non nasconde il deputato Roberto Turri. Resta l'amarezza dell'Associazione Coscioni, che denuncia il testo all'esame della Camera come "peggiorativo rispetto ai diritti a oggi conquistati nei tribunali e in generale rispetto all'attuale assetto costituzionale".

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