Quirinale, Berlusconi annuncia passo indietro: “Draghi rimanga al governo”

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"Al Paese serve unità", ha detto l'ex premier all'inizio di un fine settimana di incontri e trattative tra i partiti in vista del voto per scegliere il nuovo capo di Stato. Salvini: "Centrodestra farà le sue proposte senza più veti della sinistra". FdI contraria a Draghi fino a fine legislatura. Conte: "Ora figura di alto livello e condivisa". Pd: "Serve leader super partes e un patto di legislatura". Fonti: centrosinistra potrebbe scegliere Andrea Riccardi come candidato di bandiera nelle prime votazioni

Silvio Berlusconi ha annunciato il passo indietro nella candidatura al Quirinale, in favore di un candidato di centrodestra che possa avere quanto più consenso possibile. L'ex premier ha detto agli alleati di aver verificato i numeri per una sua eventuale corsa, e ha rigranziato chi lo ha supportato. E' questa la decisione di Berlusconi, comunicata nel vertice del centrodestra. Si è avviato così un fine settimana di incontri e trattative tra i partiti in vista del primo voto per scegliere il nuovo presidente della Repubblica, previsto per lunedì 24 gennaio. Intanto, secondo alcune fonti, il centrosinistra potrebbe scegliere Andrea Riccardi come candidato di bandiera nelle prime votazioni. Il nome sarebbe emerso in ambienti M5S ed è stato confermato da fonti Dem come possibile scelta condivisa (LO SPECIALE - IL SONDAGGIO - LE CURIOSITÀ).  

Berlusconi: “Italia ha bisogno di unità”

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Il leader di Forza Italia ha fatto sapere tramite una nota: "L'Italia oggi ha bisogno di unità, al di là della distinzione maggioranza-opposizione, intorno allo sforzo per combattere la gravissima emergenza sanitaria, per far uscire il paese dalla crisi. La nazione riparte nei momenti difficili se tutti sappiamo trovare, come avvenne nel dopoguerra, un senso comune di appartenenza nella nostra democrazia superando le lacerazioni e al di là delle legittime ed anzi necessarie distinzioni". L'ex premier ha detto anche di aver "verificato l'esistenza di numeri sufficienti per l'elezione".

“Draghi completi la sua opera”

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La nota dell’ex premier parla anche dell’attuale presidente del Consiglio, di cui Berlusconi auspica la permanenza a Chigi: “Considero necessario che il governo Draghi completi la sua opera fino alla fine della legislatura per dare attuazione al Pnrr, proseguendo il processo riformatore indispensabile che riguarda il fisco, la giustizia, la burocrazia". Una posizione che oggi era già stata espressa da Antonio Tajani: "La linea di Forza Italia è che Mario Draghi non vada al Quirinale, rimanga a Palazzo Chigi, dove è inamovibile, e che nel governo non ci debbano essere nè rimpasti, nè nuovi ingressi".

Salvini: “Ora centrodestra farà le sue proposte”

Poco dopo l’ufficialità del passo indietro del leader di Forza Italia, è arrivato il commento di Matteo Salvini: "Berlusconi rende un grande servizio all'Italia e al Centrodestra, che ora avrà l'onore e la responsabilità di avanzare le sue proposte senza più veti dalla sinistra".

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Si registrano però anche dissapori nel vertice del centrodestra  tra la delegazione di Fratelli d'Italia e quella di Forza Italia. Nel suo comunicato, Berlusconi considera "necessario che il governo Draghi completi la sua opera fino alla fine della legislatura per dare attuazione al Pnrr, proseguendo il processo riformatore indispensabile che riguarda il fisco, la giustizia, la burocrazia". Quel riferimento ad andare avanti sino alla "fine della legislatura" è stato criticato da FdI che com'è noto auspica la caduta dell'esecutivo dopo il voto sul Colle e il ricorso alle urne. Lo scontro sarebbe stato così duro da far saltare la nota congiunta della coalizione a fine vertice.

 

Meloni: "Appreziamo senso di responsabilità di Berlusconi"

Toni distesi, però, nella nota del partito di Giorgia Meloni subito dopo il vertice "Abbiamo apprezzato il senso di responsabilità di Silvio Berlusconi, che a seguito della verifica che si era riservato di fare per accertare le effettive possibilità di elezione, ha rinunciato a offrire la sua disponibilità alla candidatura a Presidente della Repubblica".

Conte: “Ora figura di alto livello e condivisa”

Il primo leader estraneo al centrodestra a commentare è stato Giuseppe Conte. L’ex premier del M5s ha detto: “Lo avevamo affermato in modo chiaro: la candidatura di Silvio Berlusconi era irricevibile. Con il suo ritiro facciamo un passo avanti e cominciamo un serio confronto tra le forze politiche per offrire al Paese una figura di alto profilo, autorevole, ampiamente condivisa".

Letta: “Centrodestra non ha diritto di prelazione sul Quirinale”

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Il primo commento dei Dem è affidato al senatore Marcucci: "Da Silvio Berlusconi decisione responsabile. Ora lavoriamo per una candidatura condivisa. L'esigenza di unità nel Paese deve essere una priorità per tutti quelli che hanno a cuore il futuro del Paese". Poi arriva quello del segretario Enrico Letta: "Il centro destra non è maggioranza e non ha quindi diritto di prelazione sul Quirinale. Lo abbiamo detto fin dall'inizio. Ora col ritiro di Berlusconi e lo scontro deflagrato all'interno del centrodestra tutto è chiaro. Ora ci vuole accordo alto su nome condiviso e Patto di Legislatura".

Conte presiede la cabina M5s, dubbi su Draghi al Colle 

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Giuseppe Conte aveva presieduto stamattina la cabina di regia dei 5 stelle, in attesa di incontrare domani alla Camera i grandi elettori del MoVimento. A quanto si apprende da fonti della cabina, permarrebbero ancora i dubbi sull'opzione Draghi al Quirinale, soprattutto nella logica della tenuta dei gruppi pentastellati. Conte, che ieri ha avuto anche un contatto con Giorgia Meloni, domani mattina parteciperà al vertice con Enrico Letta e Roberto Speranza. Fonti presenti alla riunione odierna ricordano comunque che non ci sono veti sul nome dell'attuale premier. I 5 stelle starebbero pensando ancora all'ipotesi di un candidato di bandiera. E contrarietà sembra emergere anche sul nome di un altro nome in questa corsa: Pier Ferdinando Casini.

Il ruolo di Draghi e le posizioni dei partiti

Nonostante lo stop di Forza Italia, i ragionamenti delle forze politiche sembrano ruotare sempre di più intorno al premier Mario Draghi. E all'accordo di governo che, in parallelo, i leader dovrebbero siglare per la sua elezione. Magari - spiega una fonte M5s - con una donna, come Elisabetta Belloni o Marta Cartabia, a Palazzo Chigi. È nella direzione del duplice accordo che spinge il Pd di Enrico Letta, nella convinzione che l'unica alternativa in grado di portare al 2023 sarebbe il Mattarella bis. Intanto da FI trapela un'apertura sul nome di Casini, ma chi preme per un accordo su Draghi al Colle sottolinea che il M5s difficilmente potrebbe votarlo. Per il Pd dire no a Casini sarebbe più difficile, perché è stato eletto tra le fila Dem. Il nome di Casini non sembra però piacere a Salvini, così come quello di Giuliano Amato, che sarebbe stato citato tra i papabili nell'incontro tra Matteo Renzi ed Enrico Letta di venerdì mattina. Altri sono i profili "terzi", sottolineano fonti renziane, da Paola Severino a Franco Frattini e Patroni Griffi. Alla Lega piacerebbero più nomi come Marcello Pera, Letizia Moratti ed Elisabetta Casellati. Letta però in ogni incontro ribadisce il suo no a profili "di centrodestra o area centrodestra". Nel M5s circolano anche i nomi di Patroni Griffi, Liliana Segre (ma ha già detto di no), Andrea Riccardi.

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