Recovery Plan, oggi il decreto in Cdm. Via massimo ribasso, si media ancora sugli appalti

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Arriva in Consiglio dei ministri il dl Recovery, che unisce semplificazioni e governance per il Pnrr. Il premier vuole chiudere nelle prossime ore per non rischiare di perdere la prima tranche di finanziamenti. Se lo stop alle gare con massimo ribasso ha convinto tutti nella maggioranza, sul tema dei subappalti il presidente del Consiglio deve conciliare le visioni opposte della Lega da un parte, e di sindacati, Pd e Leu dall'altra

È atteso oggi in Consiglio dei ministri il dl Recovery, che unisce semplificazioni e governance per il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Un missione per la quale il governo, seguirà un approccio unitario complessivo che riguarderà tre pilastri: la progettazione della governance del Pnrr, le semplificazioni normative e un piano di reclutamento nella Pa. Dopo un nuovo tavolo tecnico ieri sera, ora il presidente del Consiglio Mario Draghi è deciso ad accelerare, cercando di chiudere il decreto in Cdm nelle prossime ore per non rischiare di perdere la prima tranche di 27 miliardi che potrebbe arrivare da Bruxelles a luglio. Negli incontri di ieri Draghi ha affrontato i due nodi principali: quello delle norme sul massimo ribasso, spiegando nel colloquio con i sindacati che non è previsto alcun allargamento della pratica, e quello dei subappalti. Su quest’ultimo tema, terreno di divisione con le sigle sindacali e con Pd e Leu, il presidente del Consiglio ha indicato l'esigenza di conciliare la normativa europea che li "ha di fatto liberalizzati" con "la massima tutela del lavoro e della legalità”. L’accordo con la Commissione Europea - ha spiegato Draghi ai sindacati – è di approvare in Cdm i due decreti entro la fine di maggio.

Sui subappalti mediazione fino all'ultimo

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Se lo stop alle gare con massimo ribasso, che comparivano nelle prime bozze del decreto semplificazioni, ha messo d'accordo tutti, sul nodo dei subappalti nel tavolo tecnico di ieri Draghi ha iniziato un lungo lavoro di mediazione per conciliare le pressioni opposte di Matteo Salvini, che vorrebbe superare il codice degli appalti, e del centrosinistra, che chiede di non smantellare del tutto le attuali regole. Il presidente del Consiglio ha fatto presente che è opportuno ricordare che la normativa europea ha di fatto liberalizzato quest'area, facendo cadere i limiti imposti nell'ordinamento italiano. C'è - ha spiegato Draghi - la necessità quindi di tenere insieme il rispetto del diritto Ue che prevede il superamento dei limiti al subappalto con la massima tutela del lavoro e della legalità. L'idea di partenza è prorogare almeno fino al 2023 la soglia, prevista dal decreto semplificazioni del governo Conte, del 40% per i subappalti. Il tentativo è alzare quella soglia (si ipotizza al 60%) o addirittura superarla, accompagnando la misura con tutele per i lavoratori o modulando l'intervento con il rinvio di una parte della riforma alla delega sugli appalti prevista in un secondo momento. Sul tema dei subappalti comunque si media ancora.

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Una novità dell'ultima ora è l'introduzione dell'appalto integrato. E piace ai sindacati l'intenzione di ridurre "di molto" le stazioni appaltanti ("Sono 39mila, mentre in Germania 3mila", ha sottolineato il segretario della Cgil Maurizio Landini) "migliorando la qualità del processo di investimento". E ai sindacati che gli chiedevano di cambiare la misura sulla fine del blocco dei licenziamenti – recentissimo terreno di scontro: “Il tema non è oggi all'ordine del giorno”, ha risposto Draghi. Nelle prossime ore i sindacati saranno in piazza e la minaccia è di uno sciopero generale.

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