I primi 100 giorni di Draghi tra fiducia e sfide sulle riforme

Politica

Lucia Trotta

Il presidente del Consiglio porta a casa nei primi cento giorni risultati tangibili su piano vaccini, riaperture e Recovery Plan. Ora la sfida più complessa, quella sulle riforme. E sullo sfondo la partita del Quirinale. 

“L’unità non è un’opzione, l’unità è un dovere. Ma è un dovere guidato da ciò che son certo ci unisce tutti: l’amore per l’Italia”. È il 17 febbraio, Mario Draghi conclude così il discorso della fiducia alle Camere. Una fiducia che a 100 giorni dall’insediamento resta ampia in Parlamento e nel Paese, nonostante quell’unità invocata a inizio mandato abbia dovuto, più di una volta, fare i conti con i distinguo nella maggioranza.

Gli obiettivi raggiunti

In una situazione pressoché inedita, il presidente del consiglio è riuscito a centrare almeno tre degli obiettivi per i quali è nato il suo governo: sprint alla campagna vaccinale, gestione graduale delle riaperture, nonostante il pressing della Lega,  di Forza Italia e di alcuni governatori. E poi il nuovo Recovery plan che porterà all'Italia risorse per 200 miliardi, in cambio di una precisa agenda di progetti e riforme.

Il nodo riforme

Ma è proprio sulla possibilità che sia questo governo a fare le riforme che si è aperto il primo vero scontro nella maggioranza che sostiene Draghi. A metà maggio il leader della lega Matteo Salvini lo esclude. “Se così lasci l'esecutivo”, replica il segretario del Pd . Sottotraccia la tensione crescente tra Lega e democratici guidati non più da Nicola Zingaretti ma da Enrico Letta, deciso a marcare le distanze dal partito di Salvini soprattutto sul fronte dell'europeismo. Ma di elementi di tensione per la maggioranza ce ne saranno tanti nei prossimi mesi: oltre alla governance per il Recovery, il voto in molte città in autunno, le nomine in diverse partecipate e alla Rai.

"Bisogna avere fiducia"

Ostacoli che non sembrano spaventare l'ex presidente della Bce che qualche giorno fa parlando di una riforma impegnativa come quella del fisco si è mostrato ottimista: “in varie occasioni della mia vita mi hanno chiesto come pensi di farcela? – ha detto in conferenza stampa - beh insomma abbastanza spesso ce l'ho fatta…io e questa volta il governo ce la fa.. bisogna avere fiducia”.

Il futuro del governo e la partita per il Colle

Sullo sfondo resta la partita per il Quirinale. Che diventa fondamentale anche per le prospettive di durata dell'esecutivo. Se Mario Draghi volesse essere di quella partita, il suo governo chiuderebbe anzitempo e l'unità nazionale sarebbe stata una breve parentesi.

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