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Pd, Martina lascia il parlamento e diventa vicedirettore generale aggiunto della Fao

Politica
©Ansa

L'ex ministro delle Politiche agricole pronto a un nuovo incarico internazionale. "Una scelta carica di forti emozioni", commenta su Facebook, "serve una nuova stagione della cooperazione multilaterale"

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Addio a Montecitorio per un nuovo incarico internazionale. Maurizio Martina, ex ministro delle Politiche agricole ed ex segretario del Pd, si dimette dal parlamento per diventare vicedirettore generale aggiunto della Fao. "Nei prossimi giorni si aprirà per me un nuovo capitolo d'impegno - ha comunicato Martina - Lascerò le mie responsabilità politiche e istituzionali nazionali per iniziare l'esperienza in Fao come Special advisor e vicedirettore generale aggiunto".

L'annuncio su Facebook

L'annuncio arriva con un post su Facebook: "Come tanti possono capire - riprende - si tratta di una scelta carica di forti emozioni personali: dopo più di vent'anni di militanza politica diretta, compio un passo nuovo nell'esperienza diplomatica internazionale. Ringrazio il direttore QU Dongyu per la fiducia e il governo per aver seguito la proposta tramite il prezioso lavoro del ministro degli Esteri e della Farnesina oltre che della nostra Rappresentanza permanente". 

Da EXPO alla Fao, passando per il ruolo di ministro

Martina ha ricordato poi "l'esperienza di EXPO 2015 e il lavoro al ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali", due incarichi che "mi hanno consentito di sviluppare ancora meglio competenze e di arricchire il mio bagaglio su questo fronte. Che si trattasse della lotta al caporalato o della difesa del reddito dei nostri agricoltori mi sono sempre fatto guidare da alcuni principi inderogabili. Ora - spiega Martina - si apre per me la possibilità di continuare questo impegno al servizio di una straordinaria esperienza multilaterale come la Fao lavorando sui temi dell'agenda G20, del prossimo Food Summit promosso dall'Onu e sul progetto della 'Food Coalition' presentato proprio dall'Italia. Io credo serva una nuova stagione della cooperazione multilaterale, che si misuri senza reticenze anche coi suoi limiti del passato, per offrire oggi e in futuro le giuste risposte alla comunità internazionale".