Commissioni permanenti: dopo caos e tensioni, concluso in nottata voto presidenti Camera

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Dopo le scintille, le Commissioni di Montecitorio sono andate tutte ai candidati concordati dalla maggioranza. L’ultimo scontro in Giustizia, dove grazie ai voti del centrodestra era stato eletto Vitiello di Iv - che poi si è dimesso - invece del candidato ufficiale del M5S Perantoni. Al Senato sono stati eletti due presidenti della Lega

Dopo una giornata di caos e tensioni, si sono concluse in nottata le elezioni dei presidenti delle 14 Commissioni permanenti della Camera. Alla fine, sono andate tutte ai candidati concordati dalla maggioranza: M5s prende Giustizia, Difesa, Affari costituzionali, Agricoltura, Cultura, Affari sociali e Politiche europee; al Pd vanno Bilancio, Esteri, Attività produttive, Lavoro e Ambiente; Iv presiede Finanze e Trasporti. Al Senato, invece, sono stati eletti due presidenti di Commissione della Lega.

Lo scontro in Commissione Giustizia alla Camera

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L’ultimo scontro si è consumato in Commissione Giustizia della Camera. L’imprevisto è arrivato quando, con i voti del centrodestra e grazie anche a tre schede bianche, Lello Vitiello di Iv ha superato il candidato ufficiale del M5S Mario Perantoni, mettendo in discussione tutti gli accordi. La capogruppo di Iv Maria Elena Boschi ha poi annunciato la rinuncia alla presidenza da parte di Vitiello, condizione posta dal M5S per votare Luigi Marattin di Iv alla Finanze. Dopo le dimissioni di Vitiello, il centrodestra ha prima occupato la Commissione Giustizia e poi ha praticato ostruzionismo rallentando le operazioni. Nel frattempo, in attesa degli sviluppi, si era bloccata la votazione in Commissione Finanze. Alla fine, Perantoni del M5S è stato eletto alla Giustizia con 26 voti e l’ultimo presidente a essere eletto è stato Marattin di Iv, sempre con 26 voti, in Commissione Finanze della Camera.

Le tensioni

Nella giornata di mercoledì c’erano state scintille nel M5S e nel Pd, con molti parlamentari - specie tra i pentastellati - che avevano contestato gli accordi presi tra i capigruppo sulle presidenze delle 28 Commissioni permanenti dei due rami del Parlamento. Tra i Dem, invece, era riesplosa la concorrenza tra correnti. Il risultato è stato che nel pomeriggio, al Senato, in due delle 14 Commissioni la maggioranza era andata in frantumi facendo eleggere due senatori della Lega. Durante la giornata, i capigruppo di Camera e Senato di M5S, Pd, Iv e Leu si erano incontrati svariate volte, quattro nelle ultime 24 ore, per raggiungere l’intesa sui presidenti di Commissione.

I malumori nel M5S

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Gli accordi hanno previsto l'attribuzione al M5S di metà delle presidenze, quindi sette alla Camera e sette al Senato; al Pd nove (5 a Montecitorio e 4 a Palazzo Madama), quattro a Iv (due in entrambe le Camere) e una a Leu (Piero Grasso alla Giustizia in Senato). Già questo schema aveva portato alcuni senatori e deputati pentastellati a contestare i rispettivi Direttivi. Altra contestazione riguardava i nomi stessi dei presidenti designati dai partiti alleati, in particolare Piero Fassino alla Esteri della Camera e i due esponenti di Italia Viva, Luigi Marattin e Patrizia Paita, indicati rispettivamente per la Finanze e la Trasporti. Tutti e tre, infatti, hanno in passato criticato o Grillo (Fassino) o il Movimento.

La concorrenza tra correnti nel Pd

Nel Pd il problema è stato diverso, con la concorrenza tra correnti. In particolare Base Riformista, che numericamente è la più forte anche se nel partito è in minoranza, lamentava un suo sottodimensionamento. Anche a Palazzo Madama si sono registrati malumori, per esempio sulla Commissione per le politiche Ue: Gianni Pittella, già vicepresidente del Parlamento Europeo, ha dovuto fare un passo indietro per far spazio a Dario Stefano (dirottato lì dalla Commissione Industria, che il M5S non ha ceduto).

Al Senato due Commissioni alla Lega

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Alla fine, ecco gli incidenti di percorso: in Commissione Agricoltura del Senato non è stato eletto Pietro Lorefice del M5S, affondato dai suoi in favore del presidente leghista uscente Giampaolo Valallardi; mentre è sfumata l'elezione di Pietro Grasso alla Giustizia, dove è rimasto Andrea Ostellari della Lega.

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