Presidenze Commissioni Senato, la maggioranza battuta due volte. Tensioni nel M5s e nel Pd

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La maggioranza si aggiudica 12 presidenze su 14 ma la Lega ottiene la guida di due commissioni, Agricoltura e Giustizia. Per quest'ultima è saltato l'accordo di maggioranza che prevedeva l'elezione di Pietro Grasso (LeU). Il ministro Speranza, in polemica, ha lasciato il Cdm in corso. Salvini: "Maggioranza in frantumi". Scompiglio all'interno del Movimento 5 stelle e dei Dem

Saltano gli accordi della vigilia e la maggioranza viene battuta due volte nei voti per rinnovare le presidenze delle commissioni parlamentari permanenti, mentre in Aula passava la risoluzione di maggioranza sullo scostamento di bilancio. In Senato la Lega ha confermato la presidenza della commissione Agricoltura con Gianpaolo Vallardi, che ha ottenuto 12 voti mentre sulla carta l'opposizione aveva soltanto 9 voti. Battuto il candidato di maggioranza, il M5s Pietro Lorefice, che ha avuto solo 10 voti. È sempre il Carroccio a battere la maggioranza sulla presidenza della commissione Giustizia, sempre a Palazzo Madama: a guidarla sarà ancora il senatore leghista Andrea Ostellari, eletto con 13 voti favorevoli. Saltato l'accordo che prevedeva di portare alla presidenza della commissione Pietro Grasso (di LeU), che ha ottenuto 11 voti. La doppia "sconfitta" sta creando fibrillazioni nel M5s e nel Pd.  A quanto apprende l'Ansa il ministro della Salute Roberto Speranza ha lasciato i lavori del Cdm, dopo aver votato la proroga dello stato di emergenza: "Inaccettabile quanto

avvenuto. Serve un chiarimento di maggioranza", avrebbe detto.

Salvini: "Salta l'inciucio 5 Stelle-Pd"

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“Con il voto segreto vengono premiati il buon lavoro e la competenza della Lega”, commentato il leader della Lega Matteo Salvini. “La maggioranza è in frantumi, completamente saltato l'inciucio 5 Stelle-Pd". E i senatori della Lega in commissione giustizia Simone Pillon, capogruppo, Emanuele Pellegrini, Erika Stefani, Francesco Urraro attaccano: "Avviso di sfratto per maggioranza e governo: le logiche di palazzo non reggono più".

Ira tra i 5 stelle contro i direttivi dei gruppi

Sul fronte M5s, invece, la perdita della commissione Agricoltura al Senato  avrebbe creato scompiglio fra i parlamentari pentastellati. Alcune fonti riferiscono di ira contro i direttivi dei gruppi: "Siamo davanti a una Caporetto e devono rassegnare le dimissioni", è il ragionamento di alcuni esponenti del Movimento.

Alla maggioranza 12 presidenze su 14

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La maggioranza si è aggiudicata in totale 12 presidenze su 14 nelle prime votazioni per il rinnovo dei vertici delle commissioni in Senato. A quanto si apprende, nella prima tornata di votazioni sono stati eletti, come da accordi, il Dem Dario Parrini alla prima commissione, il M5s Vito Petrocelli alla Esteri, Riccardo Nencini di Iv-Psi alla Cultura, Susy Matrisciano del M5s alla Lavoro, Wilma Moronese del M5s alla commissione Ambiente, il 5 stelle Daniele Pesco è stato confermato alla guida della commissione Bilancio. La Lega, come spiegato, ha invece mantenuto la presidenza della commissione Agricoltura, con Gianpaolo Vallardi.

Salta l’intesa della maggioranza su Pietro Grasso

Anche nel secondo “round” in Senato la maggioranza ha incassato 6 su 7 presidenze. Alla guida della commissione Finanze di Palazzo Madama arriva Luciano D'Alfonso (senatore Pd, che ha ottenuto 4 voti in più), la dem Roberta Pinotti va alla Difesa e il senatore Pd Dario Stefano alle Politiche Ue. Mauro Coltorti del M5S viene confermato alla guida della commissione Lavori Pubblici, mentre Gianni Pietro Girotto, sempre 5S, presiederà la commissione Industria. Alla senatrice di Italia Viva, Annamaria Parente, vien affidata la guida della commissione Igiene e Sanità. È saltata invece, come detto, l'intesa in commissione Giustizia, dove non riesce a essere eletto il senatore di LeU Pietro Grasso: a presiedere i lavori viene confermato il senatore leghista Andrea Ostellari.

Le tensioni in M5s e Pd sugli accordi per le presidenze

Le presidenze delle Commissioni devono essere rinnovate anche alla Camera, e di questo hanno discusso a lungo negli ultimi giorni, non senza difficoltà, le forze che compongono la maggioranza, che sono comunque arrivate a un accordo. Molti parlamentari, specie tra i pentastellati, hanno contestato gli accordi presi tra i capigruppo sulle presidenze delle 28 Commissioni permanenti dei due rami del Parlamento. Tra i Dem, invece, è riesplosa la concorrenza tra correnti. A livello di numeri gli accordi nella maggioranza hanno previsto l'attribuzione a M5s di metà delle presidenze, sette alla Camera e sette al Senato; al Pd nove (5 a Montecitorio e 4 a Palazzo Madama), quattro a Iv (due in entrambe le Camere) e una a Leu (Piero Grasso, poi sconfitto, alla Giustizia in Senato). Già questo schema ha portato alcuni senatori e deputati pentastellati a contestare i rispettivi direttivi: secondo loro i rapporti di forza con gli altri partiti avrebbero dovuto portare a pretendere 8 Commissioni e non 7 in ciascuna Camera. Nel Pd il problema è stato diverso, con la concorrenza tra correnti. In particolare Base Riformista, che numericamente è la più forte anche se nel partito è in minoranza, ha lamentato un suo sottodimensionamento, anche se ha strappato con Piero De Luca la presidenza della Commissione Ambiente a Chiara Braga, di area Dem.

Fonti: trasferiti 10 membri M5s da commissione Finanze

Intanto, da fonti parlamentari pentastellate, emerge che 10 membri del M5S sono stati "trasferiti" dalla commissione Finanze della Camera ad un'altra commissione.  Nella commissione Finanze, fino al tardo pomeriggio di mercoledì, era forte il dissenso, nel gruppo pentastellato, sull'elezione di Luigi Marattin (Iv) a presidente. Da qui, presumibilmente, la decisione del direttivo di sostituire alcuni dei membri della commissione. 

Commissione Giustizia della Camera, si dimette Catello Vitiello

Nel frattempo, Catello Vitiello si è dimesso da presidente della Commissione Giustizia della Camera. La decisione è stata comunicata al presidente Fico che deve

convocare una nuova elezione. Secondo fonti di Italia Viva, la capogruppo Maria Elena Boschi aveva già fatto sapere che se Vitiello fosse stato eletto si sarebbe dimesso perchè "Iv non partecipa a questi giochetti".

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