Coronavirus, decreto legge per sanità e giustizia: ecco le nuove misure del governo

Politica

Il cdm approva un unico dl. Stop fino al 31 maggio per gran parte della Giustizia: rinviate udienze per i reati meno gravi. In arrivo assunzioni di 20mila medici, infermieri e operatori. Protezione civile potrà requisire materiali e immobili in caso di carenze

Dopo un Consiglio dei ministri di tre ore, il governo ha deciso di anticipare i tempi approvando un unico decreto legge con le misure per la sanità e la giustizia per far fronte all’emergenza coronavirus (GLI AGGIORNAMENTI - LO SPECIALE). Le udienze per i reati meno gravi vengono rinviate fino a fine maggio per tutelare chi lavora nelle procure e nei tribunali. Il piano di emergenza consentirà anche assunzioni di 20mila tra medici, infermieri e operatori, ma anche di essere pronti a un dilagare del virus, con la possibilità affidata alla Protezione civile di requisire materiali sanitari e strutture per far fronte a carenze di materiali o posti letto. Ecco le misure previste:

La Giustizia si ferma fino al 31 maggio

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha spiegato che nel decreto "ci sono misure fondamentali per garantire che addetti ai lavori e utenti siano tutelati. Prevede “un potenziamento delle misure tecnologiche. Laddove sarà possibile ci saranno udienze con videoconferenze". Il decreto stabilisce che da lunedì 9 marzo, per due settimane, verrà applicato agli uffici giudiziari il regime della sospensione feriale per potersi organizzare" alle nuove misure. Il 23 marzo scattano le restrizioni per gli uffici giudiziari (ANTIVIRUS: L'ITALIA CHE RESISTE - LE TAPPE).

Cosa prevede il dl sulla Giustizia

La giustizia si ferma fino al 31 maggio. Uno stop di due mesi e mezzo è il più lungo deciso finora dal governo e impone restrizioni a tribunali e procure in tutt'Italia. La sospensione può essere decisa dal capo dell'ufficio giudiziario e scatta - si legge nel testo - in caso di "emergenze epidemiologiche certificate". Slitterebbero così a giugno le udienze civili e penali, tranne alcune eccezioni. “Salvi” in particolare i procedimenti urgenti, le udienze su misure cautelari, quelle sulla convalida di arresti o fermi nei procedimenti che riguardano detenuti e imputati minorenni, le convalide di espulsioni dei migranti. Non si fermano nemmeno le cause di competenza del tribunale dei minori, le udienze sulla possibilità di adottare bambini o quelle riguardanti minori stranieri non accompagnati o bambini allontanati dalle famiglie. Inoltre, saranno celebrati a porte chiuse i processi normalmente pubblici. Altra novità è sulle udienze in videoconferenza: non più in aula, per chi sta in carcere o in custodia cautelare. Il decreto limita al massimo la presenza umana nelle cittadelle giudiziarie o agli sportelli, chiedendo ad esempio di ricorrere alla tecnologia per garantire il contraddittorio nelle udienze a cui partecipano solo gli avvocati. O di scambiarsi note scritte e mandarle via mail nei casi di richieste istruttorie.

Le misure sulla Sanità

Nel provvedimento sono presenti anche misure che riguardano la Sanità, in particolare per mandare rinforzi nelle corsie degli ospedali, in prima linea per contrastare l'epidemia. Salta, rispetto alle prime bozze, la possibilità per lo Stato di commissariare le Regioni inadempienti rispetto alle nuove misure mentre spunta, oltre alla possibilità di requisire gli alberghi, un potere più ampio alla Protezione civile per disporre, fino al 31 luglio, dove diventasse necessario, requisizioni di altri immobili per avere spazi dove gestire le persone in quarantena ma anche requisizioni e espropri di materiale sanitario, dai presidi sanitari e medico-chirurgici per assicurare agli ospedali le forniture adeguate a gestire i contagi e i posti letto "specializzati" necessari a ricoverare i malati. Per potenziare i reparti di terapia intensiva sono in arrivo 5mila impianti di ventilazione assistita, che saranno acquistati dalla Protezione civile attraverso la Consip con procedure rapide e semplificate.

Requisibili materiali e immobili

Il governo, per assicurare la disponibilità di alcuni presidi medici indispensabili e urgenti, ha quindi previsto la possibilità di requisizioni temporanee o definitive come 'estrema ratio' anche per fare fronte a eventuali blocchi della produzione delle imprese. Misure che, viene spiegato, potrebbero anche non essere attuate. A fronte di questi interventi sono previste comunque delle "indennità in denaro" che verranno "liquidate ai prezzi di mercato che i beni requisiti avevano alla data del 31 dicembre 2019". Per gli espropri e le requisizioni d'uso è indicata una indennità. La requisizione d'uso può durare al massimo "sei mesi" oltre i quali i beni vanno restituiti o si trasforma in esproprio. Anche per l'eventuale requisizione degli immobili ci sarà "una indennità in denaro" corrisposta dalla Protezione civile che si potrà avvalere dell'Agenzia del Demanio per la stima del valore degli immobili.

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