Ex Ilva, Patuanelli: "Chiedo a tutti atto di responsabilità". Conte: "Restiamo coesi"

Politica

Il ministro dello Sviluppo economico attacca ArcelorMittal in Parlamento: "Non può andarsene e lasciarci le cambiali da pagare". Interviene il premier: "Non ci dividiamo, marciamo coesi verso salvataggio". E chiede a enti locali di costituirsi parti civili in giudizio

"Richiameremo ArcelorMittal a rispettare gli impegni presi nell'accodo firmato a novembre 2018. Non può andarsene e lasciare le cambiali da pagare all'Italia". Lo dice Stefano Patuanelli durante la sua informativa urgente al Senato sulla situazione dell’acciaieria ex Ilva di Taranto. Il ministro dello Sviluppo economico, che prima aveva parlato anche alla Camera, lancia un appello a tutte le forze politiche: "Chiedo a tutti un atto di responsabilità. Anche all'opposizione, ai sindacati e alle parti sociali. Questa situazione la risolviamo se rispondiamo come sistema Paese". Appello ribadito dal premier Giuseppe Conte nel corso della trasmissione Porta a Porta: "Qui non ci sono governi attuali e precedenti, qui non c'è la maggioranza o l'opposizione. Per una volta non ci dividiamo, marciamo coesi verso il salvataggio di questo polo industriale. Messaggio raccolto anche da Luigi Di Maio su Facebook, che chiede l'appoggio anche "a chi si definisce sovranista, perché la loro posizione è controversa". Conte più tardi, nel corso del tavolo a Palazzo Chigi, ha chiesto alle istituzioni locali di sostenere come parti civili la difesa del contenzioso. Se ci sarà il disimpegno da parte di ArcelorMittal, ha aggiunto, il primo step sarà la gestione commissariale al Mise (EX ILVA, GLI SCENARI POSSIBILI).

La questione dello scudo penale

Durante la trasmissione tv, Conte ha ribadito: "Chi viene in Italia deve rispettare le regole". Ha aggiunto che lo scudo penale è "un falso problema. È questo il problema? Lo risolviamo in poche ore". Argomento toccato durante il discorso alla Camera anche dal ministro Patuanelli, secondo cui la società indo-francese era a conoscenza della scadenza del cosiddetto scudo penale a marzo 2019, pur "auspicando" in una nota "che si risolvesse la criticità" della mancata estensione dello scudo fino al termine dell'esecuzione del Piano Ambientale nel 2023. ArcelorMittal, però, "presentava offerta irrevocabile" e "palesava quindi di aderire alla misura restrittiva" relativa alla protezione legale. Il dl imprese, che ha eliminato lo scudo penale per ArcelorMittal, "non ha però comportato una modifica del piano ambientale o del dpcm 2017, elemento necessario per far insorgere il recesso", ha spiegato il ministro.

"Il piano industriale non è sostenibile"

Secondo Conte, "il problema è che il piano industriale non è sostenibile economicamente. È chiaro che un'impresa se ne può accorgere dopo, ma qui si tratta di una crisi aziendale non comune, qui c'è stata una gara pubblica, vinta da ArcelorMittal facendo fuori altri concorrenti, sulla base di un piano industriale e un piano ambientale. Hanno assunto un impegno contrattuale, quando hanno espletato la gara hanno avuto la possibilità di acquisire tutte le informazioni possibile, oggi non ci possono dire questo piano non è sostenibile". Sulla stessa lunghezza d'onda anche Patuanelli: “Ieri i loro rappresentanti ci hanno detto chiaramente che non sono in grado di portare a termine il loro piano industriale per rilanciare l’acciaieria”, ha detto. "ArcelorMittal in nessun modo si impegna a produrre più di quattro milioni di tonnellate di acciaio l'anno e chiede 5mila esuberi, senza dare garanzie che queste siano misure di contingenza. Non può pensare di sottoscrivere un accordo e disattenderlo dopo dieci mesi".

"Coinvolte tutte le forze politiche"

Conte ha anche lanciato "un appello: qui non ci sono governi attuali e precedenti, qui non c'è la maggioranza o l'opposizione, per una volta non ci dividiamo. Marciamo coesi verso il salvataggio di questo polo industriale". Anche il ministro Patuanelli aveva chiesto un atto di responsabilità a tutto il "sistema Paese" nei suoi discorsi a Camera e Senato: "Non ho problemi a metterci la faccia ma la risposta deve essere unitaria e univoca. Negli altri Paesi si fa così, non accusandosi”. Nel suo discorso Patuanelli ha anche tirato in ballo i governi precedenti, sostenendo che il recesso di ArcelorMittal è “solo l'ultimo tassello di un mosaico di una serie di eventi che nel tempo hanno visto il coinvolgimento a vario titolo di tutti i governi e delle forze politiche presenti in Parlamento”. 

La possibile battaglia legale

Giuseppe Conte ha anche fatto sapere che per lo Stato italiano ci sono gli strumenti giuridici per una eventuale battaglia legale su ArcelorMittal. Aggiungendo però che "una battaglia legale ci vedrebbe tutti perdenti. Ove mai fosse giudiziaria, sarebbe quella del secolo". Poi il focus sugli sforzi che sta facendo il governo: "Stiamo predisponendo meccanismi di tutela molto urgenti, anche giudiziari, siamo 24 ore su 24 sul tavolo a studiare le soluzioni anche alternative". Infine, una richiesta alle istituzioni locali di sostenere come parti civili la difesa del contenzioso. Il senso del ragionamento del presidente del Consiglio, si apprende, è che se tutti si costituiscono in giudizio, "siamo più forti”.

"Immediata ricaduta su tutti i settori legati all'acciaio"

Durante il suo discorso alla Camera, Patuanelli ha toccato anche la questione dell'eventuale ricaduta sociale in caso di chiusura dell’acciaieria: “Voglio essere chiaro, il governo parla con una voce sola. Pensare alla chiusura dello stabilimento ex Ilva ha un'immediata ricaduta sociale, ma ha anche un'immediata ricaduta su tutti i settori italiani legati all'acciaio, non avere quell’acciaieria significa non avere un piano industriale serio per il Paese”.

La Lega: "A casa voi, non gli operai"

Nel dibattito successivo all'informativa del ministro Stefano Patuanelli su ArcelorMittal si sono registrate tensioni in aula alla Camera. Il presidente Roberto Fico ha dovuto faticare per mantenere l'ordine. I deputati della Lega hanno esposto dei cartelli con la scritta "A casa voi, non gli operai dell'Ilva". Il capogruppo leghista Riccardo Molinari ha accusato la maggioranza per non aver confermato lo scudo penale inizialmente previsto dal decreto salva-imprese e stralciato con l'emendamento di Barbara Lezzi: "Questa roba qui è follia. Il Movimento 5 Stelle ha ragione sul fatto che il Parlamento è inutile. Un Parlamento che mette davanti a 16mila disoccupati un accordo di maggioranza è un Parlamento inutile. Decrescita felice? Chiedetelo agli operai di Taranto". "Se volete salvare il Paese", ha aggiunto rivolgendosi al Pd, "staccate la spina e andate a casa, perché politicamente il governo finisce oggi". Parole salutate dal grido "elezioni, elezioni" dei deputati della Lega. 

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