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Pd, Zingaretti: "Muoviamoci e mettiamoci in cammino". Gentiloni presidente

5' di lettura

L'Assemblea nazionale del partito dopo la vittoria del governatore del Lazio alle primarie. "Il Pd non è per nulla sconfitto", ha sottolineato. L'ex premier, votato a larghissima maggioranza, ha nominato come vice Ascani e Serracchiani. Giachetti: saremo minoranza leale

Nicola Zingaretti è stato proclamato segretario del Pd dall'Assemblea nazionale a Roma. Paolo Gentiloni è stato invece eletto nuovo presidente del partito. Mille i delegati da tutta Italia che hanno ratificato l’elezione di Zingaretti dopo il successo alle primarie dello scorso 3 marzo (LA STORIA DELLE PRIMARIE). "A questo punto dobbiamo muoverci e metterci in cammino, tutto quello che succede intorno a noi ce lo dice", ha detto il governatore del Lazio nella sua relazione. "Il Pd non è per nulla spezzato e sconfitto", ha sottolineato tra le prime cose, "gli avversari e anche alcuni amici prevedevano un disastro alle primarie, non è stato così". "Serve un nuovo Pd, che non è una bad company" ma "deve cambiare tutto a cominciare dallo statuto per impedire la salvinizzazione del Paese", ha detto Zingaretti, concretizzando la nuova unità interna anche con la proposta di un vicesegretario della minoranza, in pole Simona Malpezzi. Paolo Gentiloni è stato votato da una larghissima maggioranza a suo favore: nessun voto contrario, 86 gli astenuti. L'ex premier ha nominato come suoi vice Anna Ascani - protagonista della mozione di Roberto Giachetti - e Debora Serracchiani, che ha appoggiato l'altro candidato alla segreteria Maurizio Martina. Le due mozioni della minoranza alle primarie sono così rappresentate nell'ufficio di presidenza. (LA STORIA DEL PD).

“Dobbiamo cambiare, serve partito aperto”

"Prima di tutto dobbiamo cambiare tutti noi, occorre un partito diverso, più aperto, più inclusivo, realmente democratico, in grado di essere percepito come amico di chi parla con noi”, ha sostenuto Zingaretti. Un partito che "sia capace di fare autocritica e che guardi alla sofferenza" della società. "L'organizzazione dovrà cambiare, forse dovrà cambiare tutto e dovremo crederci tutti perché tutti saremo chiamati a dare il nostro contributo". "Dobbiamo rimettere al centro la persona umana", ha aggiunto, citando l'esempio dei giovani ecologisti. Secondo il neo segretario, "negli ultimi 20 anni non abbiamo percepito che un becero liberismo ha ripreso le redini dello sviluppo: ci vuole più riformismo per affrontare il futuro, per migliorare la vita delle persone, di questo ne abbiamo un immenso bisogno e lo faremo, accidenti se lo faremo". "E' indispensabile - ha proseguito - rimettere al centro della nostra politica la giustizia sociale", perché "la lotta alla povertà é la condizione per stare meglio tutti". Altro obiettivo è "mettersi alle spalle le contese sugli equilibri interni, avviare una dialettica nuova tra le componenti". 

Campo largo in Italia e Ue

Per Zingaretti, serve "un campo piu' largo" con anche forze diverse, forze civiche ma anche di orientamento liberale, persino nobilmente conservatrici che sono ugualmente lontane da Salvini. Noi non dobbiamo aprire con queste forze moderate una concorrenza distruttiva per portare a una responsabilità comune insieme delle forze di opposizione". E sul fronte delle elezioni europee, anche dopo il no di +Europa, "resta il progetto di una lista ampia e unitaria". E infine un campo largo anche in Ue: per le elezioni europee "voglio rilanciare lo slogan da Tsipras a Macron: siamo forze diverse ma in quel Parlamento condurremo una battaglia comune per la nostra democrazia".

I pilastri del programma di Zingaretti

Quattro sono i pilastri del Pd di Zingaretti: "Infrastrutture materiali, serve un grande piano per un'Italia più sicura ma anche più rispettosa dell'ambiente. Perché solo con una svolta green si può tornare a produrre ricchezza". Il secondo pilastro sono le infrastrutture immateriali, la Rete: "Serve un grande piano per rilanciare innovazione e sapere e superare il digital divide". Terzo l'infrastruttura della conoscenza: "Investire sulla scuola e sull'istruzione pubblica come architrave di un'ampia operazione di crescita culturale". Quarto, welfare e sanità: "Non crediamo nella monetizzazione del welfare, non daremo tregua a questo governo. Ci batteremo per la sanità pubblica promuovendo quota 10, ossia un incremento di 10 miliardi per aumentare i livelli di assistenza e assumere 100mila nuovi operatori nella sanità pubblica italiana". 

L'intervento di Giachetti

All'assemblea anche Roberto Giachetti, uno degli sfidanti alle primarie del Pd: "Saremo ventre a terra dove Nicola riterrà per dare forza al partito nelle elezioni che vengono. Augurio sincero di buon lavoro. Saremo una minoranza leale a differenza di quelle precedenti perché non spareremo sulla dirigenza. Resteremo in minoranza, nessun incarico in segreteria". Poi ha aggiunto: "Siamo un gruppetto di 120 persone, ci dovrete sopportare, chiedo scusa per il disturbo. Bisogna allargare anche ai delusi che non hanno votato alle primarie per quanto successo nei confronti del governo e del partito negli ultimi 5 anni - ha detto il deputato renziano -, quelli non li troviamo probabilmente a sinistra... Non siamo d'accordo con Nicola ad esempio sull'abolizione dell'unione delle cariche di segretario e candidato premier", ha spiegato Giachetti. "Siamo contenti che sia finita l'ipotesi di alleanza con M5S e che sia tornata la parola riformismo, ancorché progressista", ma se "la lotta alla povertà passa per il reddito di cittadinanza, allora abbiamo un obiettivo diversissimo".

L'intervento di Martina

Altro sconfitto alle primarie, presente all'assemblea Dem, Maurizio Martina: "Questo é un partito, non una baracca. Siamo pronti a dare una mano, saremo una minoranza, non un'opposizione. Vogliamo dare il senso del riformismo radicale che abbiamo messo nella nostra mozione". "Non lascerei mai la battaglia del salario minimo a questa maggioranza di governo", ha poi detto Martina rivolto al neo segretario Nicola Zingarett.

Oltre 2mila i presenti

L’assemblea all'Hotel Ergife a Roma si è aperta con l'inno dell'Europa e quello italiano. Un minuto di silenzio è stato osservato in memoria delle vittime della strage in Nuova Zelanda. Oltre 2000 i presenti nell'albergo romano, oltre agli ospiti e ai giornalisti, secondo quanto reso noto dallo staff di Zingaretti, per una delle assemblee "più partecipate degli ultimi anni". Non c'era invece Matteo Renzi che ha mandato il suo augurio via Twitter. 

Data ultima modifica 17 marzo 2019 ore 16:00

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