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Via la "tassa sulla bontà", ripristinata agevolazione Ires su organizzazioni no profit

I TITOLI DI SKY TG24 DELLE ORE 10.00 DEL 24/01

2' di lettura

La norma - che aveva fatto molto discutere - era stata inserita nella Legge di Bilancio ed è stata cancellata dopo la presentazione di un emendamento del Pd 

Cancellata la cosiddetta "tassa sulla bontà". Le Commissioni Affari Costituzionali e Lavori Pubblici del Senato hanno dato il via libera al ripristino dell'agevolazione Ires sulle organizzazioni no-profit. Le commissioni hanno votato l'emendamento presentato dal Pd sul tema, che riporta al 12% l'aliquota da applicare al terzo settore. Il capogruppo Pd a Palazzo Madama e primo firmatario dell'emendamento, Andrea Marcucci, e il capogruppo dem in Ottava Commissione, Salvatore Margiotta, hanno parlato di "grande vittoria di civiltà" e di "sospiro di sollievo".

Cosa prevedeva la misura

La misura contestata, su cui era arrivato alla fine dello scorso anno il dietrofront del Governo, era stata introdotta a Palazzo Madama e prevedeva il raddoppio dell'Ires per gli enti del no profit, cancellando l'agevolazione (un dimezzamento dell'aliquota al 12%) e facendo tornare l'Ires al 24% per enti e istituti di assistenza sociale, società di mutuo soccorso, enti ospedalieri, enti di assistenza e beneficenza; istituti di istruzione e istituti di studio e sperimentazione senza fini di lucro, corpi scientifici, accademie, fondazioni e associazioni storiche, letterarie, scientifiche, di esperienze e ricerche aventi scopi esclusivamente culturali. Rientravano nello stop all'agevolazione anche gli istituti autonomi per le case popolari. Secondo la relazione tecnica al maxiemendamento alla manovra, il raddoppio dell'Ires per il mondo del no-profit vale 434 milioni in tre anni.

La polemica politica

Roventi le polemiche, soprattutto da parte di Pd e Forza Italia. Il Partito Democratico aveva anche presentato ricorso alla Consulta. A prendere per primo posizione contro la norma, all'interno del Governo, era stato Luigi Di Maio. "Quella norma va cambiata nel primo provvedimento utile", aveva affermato il vicepremier. "Si volevano punire coloro che fanno finto volontariato e ne è venuta fuori una norma che punisce coloro che hanno sempre aiutato i più deboli". Dello stesso avviso il presidente del Consiglio Conte, che aveva chiesto di intervenire "per riformulare e calibrare meglio la relativa disciplina fiscale". Anche l'altro vicepremier, Matteo Salvini, si era schierato contro la norma chiedendo però "massimo rigore con i furbetti".

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