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Dl sicurezza: anche Emilia Romagna, Umbria e Piemonte ricorrono alla Consulta

Politica

Le tre Regioni si aggiungono alla Toscana, mentre la Sardegna porta la proposta in giunta e Lazio, Calabria e Basilicata valutano lo stesso passo. I governatori affermano che la norma crea "caos applicativo" su materie di competenza regionale

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Una alla volta le Regioni guidate dal centrosinistra annunciano il ricorso alla Consulta sul decreto sicurezza. Toscana, Umbria ed Emilia Romagna lo hanno già deliberato, il Piemonte lo ha annunciato con il governatore Sergio Chiamparino a Sky tg24. Lazio, Calabria e Basilicata stanno valutando di compiere lo stesso passo, mentre la Sardegna nelle prossime ore porterà in giunta la proposta. La norma sarà impugnata per sospetta "incostituzionalità". Partita da un gruppo di sindaci, in testa Leoluca Orlando di Palermo, liquidati da Salvini come "sindaci del Pd che cercano visibilità”, la battaglia si è spostata alle Regioni, che a differenza dei comuni possono ricorrere direttamente alla Corte costituzionale, senza passare prima da un giudice. E Salvini ostenta sicurezza: “Non vedo l'ora che se ne occupi la Consulta. Sono certo che passerà l'esame”.

Per i governatori il decreto crea “caos “applicativo

Secondo i governatori che contestano il decreto, l'eliminazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari e del diritto di residenza ai richiedenti asilo sta creando “caos” applicativo su materie di competenza regionale quali salute, assistenza sociale, diritto allo studio, formazione professionale, edilizia residenziale pubblica. Per i presidenti di Regione la nuova norma compromette il diritto alle cure mediche, allo studio, comprese le provvidenze per gli studenti universitari, la formazione professionale, e interrompe il percorso di integrazione generando insicurezza sociale.  

Sardegna pronta a fare ricorso. Lo valutano Lazio, Calabria e Basilicata

"Nessuno in Umbria verrà abbandonato al suo destino, umbri e non, con buona pace dei disseminatori di odio", assicura la presidente della Regione, Catiuscia Marini. Il decreto "crea incertezza, insicurezza e dis-integrazione", è la critica del governatore sardo Francesco Pigliaru. "Ci coordineremo con tutte le Regioni e i Comuni: si sta determinando un movimento ampio", spiega il presidente della Toscana Enrico Rossi. Anche Piemonte e Lazio sono al lavoro. "Ho avuto conferma che esistono le condizioni giuridiche per il ricorso: il decreto, impedendo il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari, avrà ripercussioni sulla gestione dei servizi sanitari e assistenziali di nostra competenza", annuncia infatti Sergio Chiamparino. "Stiamo valutando il ricorso alla Consulta - aggiunge Nicola Zingaretti - che deve però essere solido e motivato. E nella legge regionale di bilancio abbiamo stanziato 1,2 milioni di euro per non far chiudere gli Sprar", i centri di accoglienza diffusi sul territorio. La Calabria era già uscita allo scoperto nei giorni scorsi - "è una legge da stoppare", aveva detto il governatore Mario Oliverio. E anche la Basilicata starebbe ragionando sull'ipotesi ricorso.

Salvini: “Mi fa specie che Regioni si occupino di migranti invece che di italiani”

Sul piede di guerra restano anche molti sindaci, ma il fronte non è compatto: il 10 ci sarà il direttivo Anci, il cui vice presidente, Roberto Pella (Forza Italia), invita a "rispettare sempre la legge". Salvini da parte sua tira dritto: "Per la strada la gente mi dice: vai avanti". E aggiunge: “Mi fa specie che, invece di dare la casa ai cittadini italiani le Regioni si preoccupino di migranti”.