Padre Di Maio e lavoro nero, ancora polemiche. Di Battista attacca Renzi e Boschi

Politica
Foto LaPresse

"Hanno la faccia come il c**o", dice il pentastellato sugli esponenti del Pd. Renzi, tornando sulla vicenda dell'azienda di famiglia del leader M5s, ha chiesto che "il vicepremier riferisca in aula". Conte senior: "Di Maio ha già detto che il padre ha sbagliato"

Continuano le polemiche sulla vicenda del padre di Luigi Di Maio, che avrebbe fatto lavorare in nero per l'azienda di famiglia un cittadino di Pomigliano d'Arco (LE TAPPE DELLA VICENDA). Attacca il senatore del Pd Matteo Renzi: “Mi sconvolge pensare che Di Maio figlio ha voluto un decreto Dignità prima e il reddito di cittadinanza poi che per definizione sono due misure che fanno aumentare la piaga del lavoro nero”. E chiede: Di Maio venga "in Parlamento e spiegare all'Aula ciò che va chiarito". A stretto giro anche l'intervento - da Facebook - di Alessandro Di Battista, che a sua volta attacca Renzi e Boschi per le critiche già sollevate in precedenza: "Hanno la faccia come il culo per quello che sono riusciti a dire". Sulla vicenda, poco prima, era intervenuto anche il padre del pentastellato, Vittorio Di Battista, per rinfocolare la polemica: “Il rosso, con forti tendenze al marrone, è colore peggiore, quello della merda, di quegli svergognati che si sono buttati sul 'nero' di casa Di Maio", ha scritto in un post su Facebook. Mentre per Nicola Conte, padre del presidente del Consiglio Giuseppe, è già “tutto risolto. Di Maio si è già pronunciato, ha detto che il padre ha sbagliato, che deve fare di più?”. 

Di Battista: "Il punto non sono i padri, ma i figli"

Di Battista, ricordando gli interventi di Renzi e Boschi sul tema, ha detto: "Uno che faceva la scena e, che diceva 'chiedi scusa' a Di Maio, ma chiedi scusa di cosa? L'altra sembrava una delle gemelline di Shining, con quella voce, che diceva 'non le auguro di passare quello che ho passato io', ma io non auguro di passare quello che hanno passato i cittadini con le vostre scelte. Il punto non sono i padri, chi se ne frega, il punto sono i figli".

Renzi: "Noi contro contro il lavoro nero, Di Maio da che parte sta?"

A riaccendere la polemica, anche l’ex premier Renzi, che su Facebook continua il suo attacco al decreto dignità e al reddito di cittadinanza, “bisogna rendere più facili le assunzioni, non i licenziamenti come invece ha fatto il decreto Dignità. Bisogna dare incentivi per assumere, non il reddito di cittadinanza. Bisogna combattere chi evade, non rinviare le fatturazioni elettroniche. Noi siamo contro il lavoro nero, contro l'evasione, contro gli abusi edilizi. L'imprenditore Di Maio non può dire altrettanto. Ma il politico Di Maio da che parte sta?", scrive Renzi.

Il padre di Di Battista: "Attacchi a padre Di Maio color merda"

Il padre di Alessandro Di Battista, Vittorio, ha invece aggiunto: “Il nero serve ai piccoli imprenditori, ai direttoroni di giornaloni, ai sub appaltati, alle imprese sub appaltanti, ai politici ed alle alte cariche parlamentari. Ecco, dunque, 'nero è bello'. Ma il nero tendente al rosso diventa di un altro colore, diventa marrone, il colore della merda", afferma nel suo post Di Battista.

Altri casi di lavoro nero simili

Intanto, secondo il programma televisivo Le Iene, che aveva raccolto la denuncia di un ex operaio di Pomigliano d'Arco di aver lavorato in nero per l'azienda della famiglia del vicepremier Di Maio, ci sarebbero altri casi. Secondo le anticipazioni, nella puntata de Le Iene verranno intervistati altri operai. "Mentre Di Maio, come promesso, ha verificato, confermando così la storia di Salvatore, sono spuntati altre tre persone impiegate al nero nell'azienda: Mimmo per tre anni, Giovanni per otto mesi e un altro" lavoratore di cui gli autori dell'inchiesta parleranno nel servizio completo. I tre nuovi lavoratori - spiegano Le Iene - sarebbero stati impiegati in nero nel periodo tra il 2008 e il 2010, prima cioè che nel 2012 Luigi Di Maio entrasse nell'assetto proprietario dell'azienda. L'azienda edile che da trent'anni porta avanti il padre di Luigi, Antonio, infatti, prima era intestata alla madre Paolina, poi è confluita poi nell'Ardima srl, di proprietà dal 2012 al 50% del ministro e della sorella Rosalba.

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