Condono, Salvini: “Risolviamo ma inizio ad arrabbiarmi”

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Il vicepremier Di Maio si dice tranquillo: "Governo non cadrà". In mattinata, i leghisti Giorgetti e Siri avevano attaccato il leader pentastellato, presente, a quanto riferiscono, al momento dell'approvazione della norma contestata. Spread oltre quota 330

Resta alta la tensione nella maggioranza di governo a due giorni dalla bufera scatenata dal ministro del Lavoro Luigi Di Maio sul condono inserito nel decreto fiscale da “manine” sospette. I nodi emersi sul decreto fiscale.dovrebbero essere tutti sciolti domani, sabato 20 ottobre, nel corso el Cdm convocato alle ore 13. "Il governo va avanti, certo, ci mancherebbe altro. Però la pazienza ha un limite”, ha risposto il vicepremier Matteo Salvini all’alleato. “Io sentirò tutti, però inizio ad arrabbiarmi, perché in quel Consiglio dei ministri Conte leggeva e Di Maio scriveva. Io per scemo non ci passo", ha detto Salvini da Mezzocorona, in Trentino, nel tour elettorale per le provinciali. Di Maio è "sicuro che una soluzione si troverà: mica faremo cadere il Governo sul condono di chi fa riciclaggio o autoriciclaggio di denaro", ha detto con toni più pacati. (LIVEBLOG)

Salvini: basta litigi, del condono non mi interessa

Del condono, ha poi ribadito Salvini, "non me ne frega un accidenti". E ancora: "O non hanno capito, o non hanno letto, o hanno cambiato idea. Ci sta di cambiare idea. Io domani vado lì, lo rileggiamo, lo riscriviamo, basta che poi nessuno cambi idea un'altra volta", ha dichiarato Salvini. Che si è detto pronto a risolvere il problema in ogni modo, “basta che quando la gente legge e approva una cosa, sia convinta di quello che legge e approva”. La Lega è nata per dare lavoro e ridurre le tasse, non per condonare", ha ribadito su Facebook, dicendo di non voler “passare per l’amico dei condonisti”. 

Di Maio: "Se anche Lega non vuole il condono, problema risolto"

Bene, ha risposto seccamente Di Maio: "Se anche la Lega non vuole il condono, il problema è risolto". Il vicepremier poi si è detto convinto che "il governo deve andare avanti con il massimo della forza, più forte di prima".

Giorgetti: “Si diano una regolata o andranno a schiantarsi”

In mattinata a creare polemiche erano state le parole di Giorgetti. Intervistato da Repubblica, aveva minacciato: "Se si continua ad attaccare chi prova a tenere in piedi la baracca, il governo non andrà molto lontano. Spero Luigi Di Maio ci vada davvero, in procura. Scoprirà che la famosa 'manina' è in casa loro. Ma occhio, così loro si vanno a schiantare". Aveva anche raccontato di come si sia svolta l’approvazione del decreto nel Consiglio dei ministri: “Io ho seguito i lavori fino all'approvazione dell'articolo 6. La norma contestata è contenuta all'articolo 9. E lì non so cosa sia successo, non c'ero e non sono stato io a redigere il verbale”. Giorgetti si è smarcato, quindi, dalle accuse di essere, insieme al collega viceministro all’Economia Massimiliano Garavaglia, il regista della “manina” che ha allargato la norma sul condono. E ha avvertito gli alleati di governo: “Se non si danno una regolata, loro si andranno a schiantare presto. Ma da soli".

Siri invita a cercare l’accordo in Parlamento

Dalle colonne di un altro giornale, il Corriere della Sera, anche il sottosegretario alle Infrastrutture, Armando Siri, ha respinto le accuse di “manine” leghiste e, anzi, ha sottolineato che Di Maio era presente al momento dell’approvazione, ipotizzando una “distrazione del suo staff” perché “il testo non si scrive da solo”. Per uscire dalla crisi e sanare le fratture però, Siri ha proposto al M5s un accordo sulla pace fiscale da cercare in Parlamento: “Noi, pur di avere il saldo e stralcio dei contribuenti in difficoltà economica, siamo pronti a discutere su tutto”.

Data ultima modifica 19 ottobre 2018 ore 16:17

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