Conte: attacchi a congiunto Mattarella. Delrio: si chiamava Piersanti

Politica

Nel suo discorso a Montecitorio per la fiducia, il premier ha espresso solidarietà al capo dello Stato per le ingiurie e gli insulti al fratello ucciso dalla mafia. Il capogruppo Pd lo ha poi attaccato per non averne citato il nome

"Una delle cose che più mi ha addolorato è stato quando c'è stato un attacco alla memoria di un suo congiunto (di Mattarella, ndr) sui social. Ora non ricordo esattamente....". Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nel suo intervento alla Camera prima del voto di fiducia al suo governo (incassato con 350 sì), ha dedicato parole di solidarietà al capo dello Stato, Sergio Mattarella, per le offese che gli sono state rivolte nelle scorse settimane. Una frase, quella del presidente del Consiglio che ha scatenato la dura reazione in Aula del capogruppo del Pd, Graziano Delrio, che ha ricordato al premier il nome del "congiunto" barbaramente ucciso dalla mafia nel 1980.

 

"Si chiamava Piersanti"

"Si chiamava Piersanti, si chiamava Piersanti" ha urlato in Aula Delrio durante le dichiarazioni di voto innescando il boato, seguito da standing ovation, dei suoi e di FI ma noin di Lega e M5S. E' stato a questo punto che Emanuele Fiano (Pd), ha fatto platealmente cenno ai deputati dell'opposizione di alzarsi, senza però ottenere soddisfazione. Poco dopo, è arrivata la reazione del deputato grillino D'Uva, che ha giudicato "meschino" il tentativo, a suo avviso, del Pd di strumentalizzare la memoria delle vittime di mafia a fini politici.

Gli insulti social e il fascicolo aperto dalla Procura di Palermo

Nelle scorse settimane, nei giorni in cui Conte rimetteva il suo incarico e Mattarella affidava a Carlo Cottarelli il compito di trovare una maggioranza di governo, sui social network è partita una campagna d'odio contro il capo dello Stato. Qualcuno è arrivato persino ad augurare al presidente della Repubblica di "fare la fine del fratello”.

Per questo, il 29 maggio la Procura di Palermo ha aperto un fascicolo per il reato di attentato alla libertà del presidente della Repubblica, offesa all'onore a e al prestigio del capo dello Stato. 

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