Orfini accusa Di Maio e Salvini. Calenda: Pd crei fronte repubblicano

Politica

Il presidente dem a Sky TG24: "Il leader leghista vuole il voto sulla pelle degli italiani". L'ex ministro: “Fronte di resistenza allo sfascio. Prossime elezioni definiranno se l'Italia vuole restare in Europa o finire in Africa”. Botta e risposta su Twitter con Leu

"Il responsabile di questa situazione non è il capo dello Stato Mattarella, ma è in particolare Matteo Salvini e con lui Luigi Di Maio". Il presidente del Pd Matteo Orfini, intervistato da Sky TG24, ha accusato il leader della Lega: è un “bugiardo perché non ha mantenuto la parola data agli italiani nel momento in cui ha proposto un governo con il M5s, dato che in campagna elettorale aveva promesso che mai avrebbe partecipato ad un esecutivo” con i pentastellati. Non solo. Per Orfini, il vero obiettivo di Salvini è sempre stato quello di andare a votare. “Il suo tema è portare il Paese” alle urne “perché pensa di lucrarne un vantaggio per il suo partito sulla pelle degli imprenditori, dei risparmiatori e dei cittadini” (GLI AGGIORNAMENTI).

Calenda: Pd crei fronte repubblicano

Della crisi politica e di come può affrontarla il centrosinistra ha parlato anche l'ormai ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda: "Le prossime saranno elezioni come quelle del 1948, definiranno cioè se l'Italia vuole restare in Europa o finire in Africa. Serie A o serie C", ha detto intervistato dal Corriere della Sera. "Gli italiani non consentiranno che tutto quello che è stato costruito nel Dopoguerra venga distrutto. Noi dobbiamo dare una voce e sostanza a questo fronte di resistenza allo sfascio". Nel suo colloquio con il quotidiano, l’esponente del Pd sollecita anche la costruzione di "un fronte repubblicano molto ampio, che abbia un unico obiettivo: tenere l'Italia in Occidente e in Europa". A guidarlo, Paolo Gentiloni. Una proposta, quella del ministro, che ha provocato, soprattutto su Twitter, diverse reazioni. Non tutte positive.

Il fronte repubblicano guidato da Gentiloni

Il Pd, spiega Calenda nell’intervista al Corriere della Sera, "deve essere promotore del fronte repubblicano per le prossime elezioni", a cui si presenterà "con un nome, quello del Fronte repubblicano, un simbolo diverso e una lista unica, coinvolgendo tutte quelle forze della società civile e tutti quei movimenti politici che vogliono unirsi per salvare il Paese dal sovranismo anarcoide di Di Maio e Salvini". Secondo Calenda, "la guida c'è già e si chiama Paolo Gentiloni", dice. "Ci vuole una mobilitazione civica sul territorio che, abbandonando ogni interesse di parte e agenda personale, vada in soccorso della Repubblica", rimarca Calenda. "Il mio appello è rivolto anche alle associazioni delle imprese, dell'artigianato, del commercio e ai sindacati. Abbiamo poco tempo per bloccare questa situazione. Dobbiamo aiutare la costituzione di comitati civici - prosegue - e lanciare una campagna di mobilitazione popolare tra tutti i cittadini uniti nell'obiettivo di difendere la permanenza dell'Italia in Europa e le istituzioni da chi vuole sostituirle con putinismi alla amatriciana e la Casaleggio e associati". 

Fronte, dibattito nel centrosinistra

La proposta lanciata da Calenda ha provocato un dibattito nel centrosinistra. In particolare con Pierluigi Bersani, deputato di Liberi e Uguali. L’ex segretario del Pd, nella giornata di ieri, 29 maggio, ha auspicato un’alleanza sulla base di alcune idee e nomi nuovi ma Calenda sospetta che voglia accogliere solo la “sinistra sinistra sinistra”. E ne nasce un botta e risposta su Twitter. “E nel mentre - scrive Calenda - Bersani ancora lì a dire che non si può fare un Fronte contro Lega e M5S perché non siamo sicuri che solo chi è di sinistra sinistra sinistra partecipi. A volte penso che siamo in un video game“. Bersani replica così: “Caro Calenda, cerchiamo di capirci. Io non voglio un fronte della sopravvivenza, voglio un fronte del cambiamento dal lato popolare, democratico e costituzionale. Che la proposta arrivi agli italiani col segno della novità e della generosità. Inutile ammucchiare senza cambiare”. Ma il ministro Pd non sembra convinto della risposta: “Cerchiamo...”, scrive ancora su Twitter.

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