Giuseppe Conte batte il record di Amato: 84 giorni senza governo

28 giugno 1992, il giorno del giuramento del governo Amato al Quirinale (Ansa)
2' di lettura

Il presidente del consiglio incaricato ha superato l'esecutivo del 1992, che impiegò 83 giorni prima di giurare al Quirinale. In quel caso durò nove mesi, poi, travolto dalle inchieste, fu costretto alle dimissioni. GLI AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE

Un record Giuseppe Conte già ce l'ha. Il presidente del consiglio incaricato supera Giuliano Amato nella classifica dei governi con la gestazione più lunga. Se infatti Amato, nel 1992, impiegò 83 giorni prima di giurare con i suoi ministri al Quirinale, Conte da oggi lo ha scavalcato, arrivando a 84. (TOTOMINISTRI).

Le crisi che portarono allo scioglimento delle Camere

In altri quattro casi le crisi di governo furono ancora più lunghe, ma c'è una differenza: quelle crisi portarono allo scioglimento delle Camere e non alla formazione di un nuovo governo. Nel 1996 ci vollero 127 giorni dalle dimissioni del governo Dini allo scioglimento, nel 1979 i giorni di crisi furono 126 (governo Andreotti V), nel 1971 furono 121 (governo Andreotti I) e nel 2008 104 (governo Prodi II).

Il governo Amato, a metà strada tra il tecnico e il politico

La nascita del governo Amato non fu facile. Era appena scoppiato lo scandalo Tangentopoli, e le elezioni di febbraio avevano punito i partiti della maggioranza. Il presidente della Repubblica era Oscar Luigi Scalfaro, che diede ad Amato il difficile incarico di mettere insieme un governo a metà strada tra il tecnico e il politico. Dopo quasi tre mesi di tira e molla, Amato riuscì nella quadratura del cerchio: la Dc entrava nel governo con alcuni ministri non parlamentari e senza leader di primo piano. Non c'era Giulio Andreotti, il presidente del consiglio uscente, non c'era Arnaldo Forlani e non c'era nemmeno Ciriaco De Mita. Dei socialisti, oltre ad Amato, c'era Claudio Martelli ma non c'era Bettino Craxi.

Nove mesi sulla graticola

Il governo fu costituito il 28 giugno 1992, 83 giorni dopo le elezioni. Amato ebbe una fiducia risicata alla Camera e al Senato: 330 voti a Montecitorio 173 a Palazzo Madama. Restò in carica fino al 22 aprile del 1993: nove mesi sulla graticola, con sette ministri che furono costretti a dimettersi per il loro coinvolgimento nelle inchieste di corruzione. Al suo posto arrivò Carlo Azeglio Ciampi, con un governo che nacque con il sostegno dei Ds, ma che non resse alla stagione degli scandali e nel 1994 portò il Paese alle urne, dove vinse Silvio Berlusconi.

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