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Chi è Maurizio Martina, il nuovo segretario del Pd

Politica
Maurizio Martina (Ansa)

L'attuale reggente del Partito democratico, subentrato a Matteo Renzi dopo la sconfitta alle elezioni politiche del 4 marzo, è stato eletto con 7 voti contrari e 13 astenuti. Bergamasco, classe 1978, ha una laurea in Scienze politiche 

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Maurizio Martina è il nuovo segretario del Pd. Bergamasco, classe 1978, laurea in Scienze politiche, guiderà il partito fino alle prossime primarie che dovrebbero tenersi il 24 febbraio 2019. Ex ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, aveva assunto il ruolo di reggente di partito all'indomani delle dimissioni di Matteo Renzi rassegnate dopo la sconfitta alle elezioni politiche del 4 marzo.

Gli studi e i primi incarichi politici

Come si legge sul suo sito, Maurizio Martina è nato il 9 settembre 1978 a Calcinate (Bergamo) in una famiglia operaia. È diplomato in tecnica agraria, con una laurea in Scienze politiche. Alla passione per gli affari politici si uniscono quella per il teatro e per l'Atalanta. È sposato e ha due figli. L'interesse per la politica arriva nel 1994 con il Movimento degli studenti. Nel 1999 viene eletto consigliere comunale di Mornico al Serio, con una lista civica. Nel 2002 diventa segretario della Sinistra Giovanile e fa parte della segreteria nazionale in qualità di responsabile "Lavoro". Due anni dopo è segretario provinciale dei Democratici di Sinistra di Bergamo. E nel 2006 assume la carica di Segretario Regionale dei Democratici di Sinistra in Lombardia. È il 14 aprile 2007 quando viene eletto segretario regionale del Pd lombardo, incarico che poi conferma nel 2009, stesso anno in cui diventa responsabile nazionale Agricoltura nella nuova Segreteria Pd. Durante gli anni a capo della segreteria regionale lombarda, Martina subisce alcune sconfitte: Stefano Boeri, candidato Pd alle primarie per il sindaco di Milano perde contro Giuliano Pisapia, candidato di Sel. Nella sfida per la presidenza della regione, il candidato Pd Umberto Ambrosoli viene sconfitto da Roberto Maroni.

L'incarico di ministro

Nel 2010 Martina diventa consigliere regionale in Lombardia, incarico che riconferma nel 2013. Ma in quello stesso anno arriva anche il ruolo di sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali nel governo Letta. Passa un anno e il 22 febbraio 2014 Martina giura come ministro (sempre per le Politiche agricole) del governo di Matteo Renzi (i ministri). Lo stesso ruolo gli viene affidato nel 2016, quando a dicembre giura per il governo di Paolo Gentiloni (i nomi dell'escutivo). Nel 2013 riceve la delega a presiedere la Commissione di coordinamento per le attività connesse a EXPO Milano 2015, mentre a livello internazionale, nel 2014, assume la carica di presidente di turno del Consiglio europeo dei ministri dell’Agricoltura e della Pesca, durante il semestre di presidenza italiana dell'Ue.

L'ingresso nell'area renziana

Martina fa inizialmente parte dell'area Bersani, che sostiene alle primarie del 2012. Nel 2013, anno del congresso vinto da Matteo Renzi, sostiene invece Gianni Cuperlo. Esce dalla minoranza nel 2015 quando si trova in disaccordo con la decisione di non votare la fiducia all'Italicum, la legge elettorale promossa da Renzi. Martina fonda quindi una nuova corrente chiamata “Sinistra è cambiamento”, che comprende tra gli altri l'ex ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli e Cesare Damiano. Poco dopo la fondazione, “Sinistra è cambiamento” entra nella maggioranza che sosteneva Renzi. Nel 2016 Martina si schiera per il Sì al referendum sulla riforma costituzionale del 4 dicembre, che vede vincere i "no" e causa le dimissioni di Renzi da presidente del Consiglio. Nel successivo congresso del Pd, quello del 2017, Renzi vince con oltre il 70% dei voti e sceglie Martina come suo vicesegretario. Dopo la sconfitta alle politiche del 4 dicembre 2017, Matteo Renzi lascia la segreteria del partito e Martina assume il ruolo di reggente. 

I provvedimenti durante il mandato da ministro

Nel corso dell'incarico di Martina al Ministero, sono stati approvati alcuni provvedimenti sulla competitività e il lavoro nel settore agricolo, come "Campolibero", che prevede sgravi fiscali, crediti d'imposta e altre agevolazioni. Martina è il primo firmatario della legge sul caporalato e il lavoro nero nell'agricoltura, e durante il suo mandato sono stati approvati anche il "Piano 2 miliardi", per investimenti nella filiera agroalimentare con gli obiettivi di potenziare il settore, e il "Piano Agricoltura 2.0" per la riduzione della burocrazia e l'utilizzo della carta.